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Arcidiocesi di Catanzaro - Squillace
Il 30 settembre 1986 l'Arcidiocesi di Catanzaro e la Diocesi di Squillace sono state unite con decreto della Congregazione per i Vescovi. In seguito a questo decreto l'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace ha perso i centri (appartenenti quasi tutte all'ex diocesi di Squillace) di Stilo, Pazzano, Bivongi, Camini, e le frazioni Focà e Ursini di Caulonia, mentre si è vista attribuire Fabrizia, Castagna e Panettieri.

Con decreto di papa Giovanni Paolo II del 30 gennaio 2001, l'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace è stata elevata al rango di sede Metropolitana, avente come suffraganee, l'Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina e la Diocesi di Lamezia Terme.
 
 
 
 
Diocesi di Catanzaro
La Diocesi di Catanzaro fu eretta nel 1121, ricavandone il territorio dalla Diocesi di Squillace. L'erezione della Diocesi fu invano avversata dal Vescovo di Squillace Pietro, passarono alla neonata diocesi i territori di Taverna, Rocca Falluca,Tiriolo, Sellia e la stessa Catanzaro[8]. Originariamente era suffraganea dell'Arcidiocesi di Reggio Calabria.

Nel 1567 fu ufficialmente istituito il seminario diocesano, che doveva provvedere alla formazione dei sacerdoti, un compito che prima veniva assolto dal collegio dei gesuiti. Tuttavia, la mancanza di fondi impedì il funzionamento regolare del seminario. Il vescovo Orazi impose una tassazione a tutta la Diocesi per sopperire alle esigenze del seminario e nel 1594 poté ristabilirlo, ma dopo la sua morte le porte del seminario si richiusero. A metà del XVII secolo si tentò con scarso successo una collaborazione con il collegio dei gesuiti. Nella prima metà del XVIII secolo si fecero nuovi tentativi e per qualche anno vi furono effettivamente corsi scolastici. Nel 1750 il seminario fu chiuso, riaprì nel 1753, ma successivamente fu chiuso e riaprì nuovamente nel 1769. Nel 1833 il Vescovo Matteo Franco provvide il seminario di una sede più ampia.

Il 5 giugno 1927 la Diocesi di Catanzaro fu elevata al rango di Arcidiocesi.
 
 
 
 
Diocesi di Squillace
La Diocesi di Squillace è tra le più antiche dell'Italia meridionale. La tradizione ne fa risalire la nascita all'evo apostolico: primo vescovo sarebbe stato Giovanni, ordinato dal primo vescovo di Reggio Santo Stefano di Nicea, oppure Fantino, discepolo di Papa Lino, il successore di San Pietro. Comunque, il primo vescovo di cui sia noto il nome è Gaudenzio, vissuto a metà del V secolo. Nel VI secolo, a Squillace nacquero le prime istituzioni monastiche occidentali grazie a Cassiodoro il quale, tra il 540 e il 550, fece costruire due cenobi, il "Castellense" e il "Vivariense". In questo stesso periodo il Vescovo Zaccheo sostenne coraggiosamente Papa Vigilio a Costantinopoli contro la violenza di Giustiniano dimostrando fra l'altro la comunione della Chiesa di Squillace con quella di Roma.

La Diocesi di Squillace, come peraltro tutte quelle dell'Italia meridionale e della Sicilia, continuò a dipendere spiritualmente da Roma anche dopo l'inserimento di queste regioni nell'Impero Bizantino con la Prammatica Sanzione del 554. Nel 776, tuttavia, Leone III Isaurico le staccò da Roma e le sottomise Patriarcato di Costantinopoli; la Notitia I della Diatiposi di Leone VI di Bisanzio (ossia il catalogo di tutte le Chiese sottoposte al patriarcato bizantino) enumerava pertanto la Diocesi di Squillace fra quelle di Rito Bizantino suffraganee di Reggio[3]. Dei tre secoli in cui Squillace fu una Diocesi greca non abbiamo quasi nessun documento e ignoriamo i nomi dei vescovi, tranne uno (Demetrio, vivente nell'870). Nello stesso periodo tuttavia la Diocesi di Squillace si arricchì dei monaci basiliani i quali crearono una straordinaria fioritura di monasteri fra cui quello di San Giovanni Theristis a Bivongi. Sempre allo stesso periodo la tradizione data l'arrivo delle reliquie di Sant'Agazio, patrono della Diocesi, e di San Gregorio Taumaturgo, patrono di Stalettì.

Squillace fu retta da un Vescovo di Rito greco (Teodoro Mesymerio), ancora un trentennio dopo la conquista normanna della Calabria, con il conseguente ritorno alla giurisdizione di Roma e il ripristino del Rito Latino. La latinizzazione avvenne comunque con lentezza. Primo Vescovo di Rito latino fu Giovanni de Niceforo, decano della Diocesi di Mileto (1096). Nell'atto di costituzione del 1096 la Diocesi di Squillace, i cui confini vennero fissati da Ruggero II di Sicilia dai fiumi Alarum et Crocleam, era formata dalle seguenti località: Squillace, Taverna, Stilo, Antistilo, Santa Caterina dello Ionio, Badolato, Satriano, Castel di Cuccolo, Castel di Mainardo, Meta di Lomata, Rocca di Catenziaro, Tiriolo, Catenziaro, Salìa, Barbaro, Simmiri e vari casali[6].

La serie dei Vescovi di Squillace è stata ininterrotta, tranne un breve periodo di vacanza per l'ostilità di Federico II il quale nel 1236 usurpò la Diocesi; dopo la morte dell'Imperatore (1250), papa Innocenzo IV non confermò il canonico di Reggio, Benvenuto, e il 6 ottobre 1254 trasferì a Squillace il Vescovo di Martirano Tommaso, O.Cist.

Verso la fine del XVI secolo il territorio della Diocesi di Squillace fu teatro di numerosi episodi di contestazione religiosa e/o politica il più noto dei quali fu la congiura di Tommaso Campanella nel 1599. Una testimonianza indiretta ne è la nomina a Vescovo di Squillace, avvenuta il 13 agosto 1601, del Vicario generale dei domenicani Paolo Isaresi della Mirandola, dopo una serie di Vescovi appartenenti alla famiglia Sirleto
 
 

 

 

 

   Particolare

Immagine del Duomo Santa Maria Assunta a Catanzaro

 

 
     

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