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Convegno su Cassiodoro


Un momento del Convegno


Convegno

Cassiodoro - Vir Religiosus, Beatus, Sanctus


Squillace,
28 - 29 novembre 2012
 

E’ sempre stato considerato come servo di Dio, beato, santo e uomo intellettuale. Ha fondato due centri di studio, di spiritualità e di cultura cristiana, il “Vivariense” e il “Castellense”. Anche Benedetto XVI, di recente, lo ha definito «uomo di alto livello sociale», additandolo quale «modello di incontro culturale, di dialogo, di riconciliazione», pure per un’epoca, quale la nostra, in cui s’avvertono «il pericolo della violenza che distrugge le culture ed il bisogno del necessario impegno di trasmettere i grandi valori e di insegnare alle nuove generazioni la via della riconciliazione e della pace». Sotto questo aspetto, Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, nato a Squillace tra il 485 ed il 490, è stato studiato anche in un interessante convegno sul tema “Cassiodoro: vir religiosus, beatus, sanctus”, voluto dall’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone e tenutosi a Squillace il 28 e il 29 novembre. La prima sessione, di carattere teologico-letterario, è stata moderata dal professor Ulderico Parente. Il sindaco di Squillace Guido Rhodio ha affermato che «il convegno è un avvenimento importante per valorizzare un figlio del nostro territorio». «Un momento di approfondimento serio – ha detto la presidente della Provincia, Wanda Ferro – su una figura importante per l’unificazione dei popoli europei». Il presidente dell’Istituto Cassiodoro, Alfredo Ruga, ha messo in risalto le attività dell’ente culturale; il presidente dell’associazione “Cassiodoro”, don Antonio Tarzia, ha rilevato l’obiettivo del suo sodalizio nel portare Cassiodoro agli onori degli altari; e il delegato del rettore dell’Università di Catanzaro, Alfredo Focà, ha evidenziato l’interesse dell’ateneo verso la figura di Cassiodoro. Un breve saluto è stato portato dal vicario generale dell’arcidiocesi mons. Raffaele Facciolo. «Il nostro convegno – ha spiegato l’arcivescovo mons. Bertolone - intende studiare la figura e l’opera di Cassiodoro sotto il profilo specifico della religiosità, della “beatitudo” e della santità. In quest'ottica, la comunità ecclesiale intende verificare se in quest’uomo, pio già fin dagli anni della fervida attività politica e amministrativa, e poi pienamente religioso, devoto e fervente cristiano, si possano ravvisare i fondamenti per avviare una procedura canonica di estensione precettiva a tutta la Chiesa del suo culto, in modo da poterlo additare a tutti come testimone». Per il presule, «Cassiodoro resta un faro nella notte etica, nonché culturale, una notte che la società di oggi sta attraversando. Il suo messaggio è attuale per il popolo di Dio, chiamato a mettere in atto tutte le virtù, a seconda della condizione di ciascuno». L’arcivescovo emerito, mons. Antonio Cantisani, ha proposto il tema “La ricerca e la potenza di Dio nel commento al Salmi di Cassiodoro”. Per mons. Cantisani, occorre accostarsi al Commento ai Salmi se si vuole conoscere la maturità spirituale di Cassiodoro. «Egli – ha aggiunto – fa riflessioni molto belle sulla misericordia, sull’onnipotenza di Dio e alla fine fa un appello: dobbiamo andare avanti con coraggio se vogliamo risolvere le difficoltà». Don Emidio Commodaro ha poi evidenziato gli aspetti teologici, ascetici ed ecclesiali di Cassiodoro. Don Giuseppe De Simone ha fatto emergere gli aspetti di natura cristologica ed ecclesiologica nel commento ai Salmi di Cassiodoro. «Uno spazio abbondante – ha affermato De Simone – viene riservato lungo tutto il commento di Cassiodoro alla riflessione ecclesiologica, che si pone in continuità del discorso cristologico. Cristo e la Chiesa: ecco il binomio costante nel testo cassiodoreo, con ciò esprimendo la sua retta dottrina circa la Chiesa e la sua formazione e spiritualità ecclesiale, la sua santità di vita, frutto della sua esperienza umana, sociale, politica e monastica». Don Massimo Cardamone si è soffermato sull’attualità cassiodorea, sia in ambito socio-politico, che culturale e teologico, mettendo in evidenza i concetti della giustizia, dei processi giusti e immediati, della corruzione, della pubblica utilità, della politica fiscale ed economica, del debito pubblico, del valore delle virtù della pace e della tolleranza, del rapporto Chiesa-Stato e della scuola in Cassiodoro, che fu «consapevole ideatore di un progetto culturale, fondato sull’istanza che la Sacra Scrittura può avvolgere con il suo splendore ogni realtà umana, indirizzando ogni intelligenza a conoscere la profonda sapienza divina in essa nascosta». Il professor Lorenzo Viscido ha relazionato sulle cause delle fondazioni monastiche di Cassiodoro e sull’opera da lui svolta nel monastero di Vivarium. Viscido ha prima spiegato il significato di “conversus”, che per Cassiodoro voleva dire «dedicarsi ad una vita più rivolta a Dio» e che egli realizzò nel monastero Vivariense. Quanto ai due monasteri cassiodorei, Viscido ha detto che il “Vivariense”, per cenobiti, era sorto in un’area marina chiamata in epoca moderna “Vivarium” (l’attuale Copanello), mentre il “Castellense”, per anacoreti, era sito sul “mons Castellum” (l’odierna Squillace). Viscido si è soffermato sull’organizzazione del “Vivariense” e sulla regola che veniva osservata, delineando anche i motivi della sua fine e riconoscendo che «Cassiodoro ebbe nel Medioevo un’eccellente reputazione, come uomo di cultura e per avere servito umilmente Cristo, da essere considerato “servus Dei”, “beatus” e “sanctus”. La speranza è di poterlo invocare come santo anche nella cattedrale di Squillace».
La seconda sessione, sulla parte storico-agiografica di Cassiodoro, è stata moderata da padre Francesco M. Ricci. La professoressa Luciana Cuppo Csaki, con la sua relazione di apertura, ha aggiunto nuove testimonianze sul culto del beatus (o sanctus) Cassiodoro nel Medioevo. Oltre alle attestazioni di santità ricordate da Emilia Zinzi nei suoi “Studi sui luoghi cassiodorei” e a quelle pubblicate nel 1997 su Vivarium Scyllacense, San Cassiodoro ci si fa incontro da Verona, dal Lussemburgo e dalla British Library. «Da Verona – ha affermato la Cuppo - c’è un frammento di litanie con san Cassiodorus in compagnia di san Felice, san Boezio, san Cresconio e san Remigio. Dal Lussemburgo, un’altra litania dove sanctus Cassiodorus viene posto fra i dottori della Chiesa, prima di Isidoro, Atanasio e Gregorio. Da Londra, una nota di cronaca: Cassiodoro fu invocato dai quattro legati papali al sinodo di Ponthion, dove Carlo il Calvo fu confermato imperatore nell’876. Un modello per i governanti di ieri e di oggi?». Lo storico dell’arte Giorgio Leone ha messo in risalto la fama di santità di Cassiodoro analizzandone l’iconografia e i luoghi di culto. Leone ha mostrato diverse immagini di Cassiodoro, rinvenute su codici, manoscritti miniati e antichi libri, anche se non di culto. «A Squillace, però – ha detto – doveva sicuramente esserci la sua immagine di culto». Dell’archeologia e della toponomastica cassiodorea ha parlato l’archeologo Francesco A. Cuteri, il quale, attraverso alcune diapositive, ha analizzato il territorio dell’antica Scolacium e, in particolare, la zona del monastero Vivariense, fino alle colline sovrastanti, dove la popolazione locale si trasferì successivamente. Cuteri ha fatto alcune ipotesi sulla localizzazione dei due monasteri di Cassiodoro, il “Vivariense” e il “Castellense”, e delle due chiese pertinenti, San Martino e Sant’Ilario (o San Gennaro), lanciando un appello alle istituzioni affinché vengano disposti finanziamenti per investigare, con opportuni scavi e ricerche mirate, quegli interessanti luoghi storici. Importanti contributi di studio giungono anche dai professori Alba Maria Orselli e Antonio Carile, non presenti al convegno, ma che hanno inviato le loro relazioni.
La Orselli, nel suo saggio, affronta il tema delle affinità, analogie, consonanze e dissimiglianze nel monachesimo di area mediterranea, in particolare italica, nel VI secolo, assumendo a centro dell’indagine lo stile monastico di san Benedetto – letto alla duplice specola della “Regola” e delle testimonianze dei “Dialogi” gregoriani –, e quello di Cassiodoro, quale si ricostruisce dal complesso degli scritti cassiodorei e da poche altre testimonianze. «Se il discorso si articola anzitutto sui “fondamentali” monastici: la scelta e il carattere del sito e il livello di koinonia, i modi di sostentamento del monaco e la sua relazione con il Libro – dice Orselli - l’attenzione non può non rivolgersi infine alla intera vita, politeia, del monaco (anche nei suoi rapporti all’interno del gruppo in cui si iscrive e con il cosmo circostante); tanto più in un tempo in cui quella vita tende a costituirsi a modulo cristiano esemplare, con la proposta agiologica che vi si collega». Per Carile, «il regime teodericiano viene da Cassiodoro presentato in una luce favorevole alla integrazione degli Ostrogoti nel concerto della società romana, che nei suoi ceti alti era disturbata dalla confisca del terzo delle terre servite per acquartierare gli Ostrogoti, mentre dal punto di vista religioso l’adesione ariana del popolo entrato in Italia era fonte di sospetto e malintesi fra l’impero romano-orientale e il regno ostrogoto. Cassiodoro presenta il regno teodericiano nell’ambito della legittimità imperiale romano-orientale, ma la politica antiariana dell’imperatore Giustino aprì una serie di conflitti anche sanguinosi fra aristocrazia senatoria romana, papato e regno ostrogoto. La condanna dell’arianesimo implicava, infatti, la confisca delle chiese e dei beni degli eretici ariani ed era quindi una possibile minaccia per il ceto dirigente ostrogoto in Italia, aprendo il conflitto religioso con i cattolici ortodossi, mentre il problema della legittimità imperiale romano-orientale sembrava al di sopra della contesa. L’allontanamento di Cassiodoro dal servizio di corte ostrogota è probabilmente in connessione con questa progressiva rottura, che conobbe episodi sanguinosi come l’assassinio di Boezio, e che culminerà nella guerra greco-gotica sotto l’imperatore Giustiniano, ansioso di controllare le coste occidentali del Mediterraneo onde impiantare un vero monopolio commerciale romano-orientale, i cui frutti economici sono evidenti sotto il suo successore Giustino II». Tirando le conclusioni, il professor Ulderico Parente ha affermato che «Cassiodoro è una figura che mostra una profondità e una molteplicità di approcci; una personalità straordinaria che ha lasciato un segno nella storia». Parente ha poi rilevato che dalle relazioni del convegno squillacese è emerso soprattutto il forte legame fra le opere di Cassiodoro e il suo vissuto. «E questo – ha aggiunto - è un punto di partenza importante per l’avvio della causa di canonizzazione; ciò anche considerando la sua fama di santità, non legata al nostro territorio, ma estesa in tutta l’Europa». «Se Cassiodoro è vissuto così santamente – ha poi rimarcato l’arcivescovo mons. Vincenzo Bertolone – è giusto che abbia un suo posto fra i santi e l’onore degli altari».


Salvatore Taverniti



 

 


 

 

  

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