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Il
Duomo di Catanzaro |
La cattedrale di Catanzaro, sorta
nell’XI secolo ed inaugurata da Papa
Callisto II, ha subito innumerevoli
vicissitudini che ne hanno
trasformato l’aspetto esteriore e
radicalmente quello interno. I danni
dei bombardamenti della II guerra
mondiale arrecarono gravi danni
all’intera struttura edilizia, per
cui fu necessario ricostruirla
completamente. Il nuovo impianto
architettonico presenta tre porte
sulla facciata principale e tre su
quella laterale prospiciente piazza
Duomo.
Un Papa, Giovanni Paolo II, dopo
otto secoli da Callisto II, varcò
nel 1984 la soglia della Cattedrale.
Era necessario testimoniare l’evento
di questa seconda visita papale e
quindi ecco sorgere l’idea di
realizzare una porta con i contenuti
di fede e di storia.
Poi, con il grande Giubileo del 2000
ed il successivo Congresso
Eucaristico di Catanzaro hanno reso
pressante la necessità di completare
il disegno di arredo artistico e
storico della nostra Cattedrale per
fissare incancellabilmente anche
questi due avvenimenti.
Nasce perciò l’idea di realizzare le
porte sulla facciata laterale,
aggiungendo a quella prevista in
ricordo del Giubileo ed a quella a
memoria del Congresso
Eucaristico,una terza che indicasse
con facile lettura la via verso il
regno del Signore, attraverso le
piccole, semplici e difficili allo
stesso tempo regole dettate da Gesù
Cristo per raggiungere la
Beatitudine.
Don Franco Isabello – parroco
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La
Cattedrale dalla fondazione al 1943 |
La Cattedrale, chiesa principale
della diocesi per la presenza della
cattedra episcopale, o Duomo, cioè
casa per eccellenza del Signore, fin
dalle origini fu uno dei poli della
vita cittadina e, soprattutto, dal
Medioevo, uno dei simboli della
città stessa, per la presenza dei
Santi Patroni.
A Catanzaro la Cattedrale non fu
costruita come manifestazione del
prestigio e poter economico delle
varie classi sociali che formavano
la cittadinanza intera, fu eretta
per volere del potere centrale e del
feudatario locale.
Infatti come alle insistenze di
Goffredo di Loritello, conte della
città, si deve la crezione della
diocesi così per suo volere e per
interessamento dei dominatori
normanni si deve la costruzione
originaria della Cattedrale.
La pianta dell’edificio così come
appare dalla documentazione
cartografica sette-ottocentesca (
posteriore ai terremoti che
colpirono la città tra il ‘600 e la
fine del ‘700) nonché la ripresa di
essa nell’attuale ricostruzione dopo
il bombardamento anglo-americano del
27 agosto 1943, permette di
visualizzare lo schema tipico della
basilica a sviluppo lomitudinale,
divisa in tre navate da robusti
pilastri quadrangolari, con un vasto
transetto non sporgente rispetto
alle pareti esterne delle navate
laterali,un coro triabsidato con
abside centrale più grande, tre
accessi sulla facciata principale ed
uno su ciascuna facciata laterale,
nonché una robusta torre campanaria
quadrangolare addossata alla
facciata.
L’adozione dei pilastri per le
navate, mantenuti sempre ad ogni
ricostruzione, nonché lo schema del
transetto e del coro presentano
analogie con le cattedrali di
Umbriatico e di Otranto. Da una
notizia riportata dal D’Amato (1670)
si apprende che all’esterno della
navata sinistra ( “ al lato destro
al di fuori della Chiesa dalla parte
settentrionale”) fu costruito un
ampio cimitero (camera sotterranea),
cui il Papa Callisto II concesse
particolari indulgenze per chi vi
fosse seppellito.
Successivamente nel 1309, ai tempi
del vescovo frà Venuto da Nicastro,
il conte Pietro Ruffo fece edificare
la cappella di San Vitaliano,
probabilmente in stile
gotico,addossata alla facciata
laterale sinistra, vicino
all’ingresso detto “porta dell’olmo”
e,nel tempo (1588), di fronte ad
essa, si edificò la cappella del
SS.Sacramento, dando così
all’edificio una sorta di schema
planimetrico a croce latina. A
queste due cappelle
furono poi addossati due corpi di
fabbrica, definiti entrambi
“sacrestia” in un disegno anonimo
successivo al terremoto del 1783.
Nell’altare della Cappella di San
Vitaliano furono deposte in tre
nicchie le reliquie di San Vitaliano,
Patrono della città, di San
Fortunato e di Sant’Ireneo, già
patroni, tradizionalmente, della
città bizantina.
Alfredo Ruga
San Vitaliano Patrono di Catanzaro
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LA CATTEDRALE DAL 1943 AD OGGI |
“… Ampia, fredda, classicheggiante;
molta chiarità dalle larghe finestre
e dal tono pallido, uguale;
continuità di arcate, rispondenza di
proporzioni, concetto completo e
razionale rispondente al fine, al
simbolo, alle prescrizioni
canoniche; grandiosità, dignità,
serenità che convincono l’animo di
chi vi accede …”. E’ questo
l’aspetto della cattedrale
catanzarese che si presentò agli
occhi dell’architetto Nave, nel
settembre del 1933, quando dovette
stilare, alla vigilia del Congresso
Eucaristico Calabrese dello stesso
anno, una relazione in merito ad
alcuni lavori di rifacimento del
tempio. E tutto questo scomparve
all’indomani dei bombardamenti
anglo-americani del 27 agosto 1943;
un evento che, in pochi minuti e nei
successivi dieci anni, cancellò
dalla memoria dei catanzaresi secoli
di storia che avevano visto il
millenario edificio protagonista di
eventi importanti. La cappella del
Santo Patrono, San Vitaliano Vescovo
di Capua, andò interamente distrutta
e così la sagrestia con i suoi stipi
e i suoi tesori. E di lì a poco i
furti e le continue spoliazioni
evidenziate in più relazioni,
avvenute ai danni della cattedrale
tra il 1943 e il 1956, fecero il
resto. Intorno al 1955 s’iniziò la
completa ristrutturazione che portò
all’inspiegabile distruzione di
lapidi, altari, fastigi e quant’altro,
dal 1122 a quella data, rese
importante, sotto il profilo
storico-artistico e architettonico,
il sacro edificio. Ristrutturata
sull’antica costruzione su progetto
dell’Arch. Vincenzo Fasolo,
coadiuvato dall’arch. Franco
Domestico, la chiesa attuale
mantiene, dal punto di vista
architettonico e urbanistico,
l’imponenza della precedente
costruzione; ancora oggi le antiche
absidi, rivolte a est secondo la
tradizione normanna e le ampie
navate, si stagliano sull’abitato
sovrastato dalla facciata-campanile,
e sul quale si staglia la statua
bronzea dell’Assunta, opera di
Giuseppe Rito. Dell’antico Duomo
sono state salvate opere d’arte di
notevole valore che meritano di
essere menzionate come: il busto
argenteo di S.Vitaliano, opera di
argentieri napoletani della seconda
metà del XVI secolo; la statua della
Madonna delle Grazie del 1595, opera
di Tommaso Montani proveniente
dell’antico convento delle clarisse;
la pala dell’antico fastigio
dell’altare maggiore raffigurante
“Maria SS. Assunta” dipinta nel 1750
su commissione del vescovo del tempo
Ottavio da Pozzo; le raffinate
statue lignee ottocentesche della
“Dormitio Virginis” e della SS.
Vergine Addolorata; la tela della
“Sacra Famiglia”, opera di Domenico
Augimeri di Palmi che la dipinse nel
1834. Dai bombardamenti fu salvata
parte della notevole dotazione
tessile, consistente in paramenti
sacri databili tra la seconda metà
del XVII secolo e la prima metà del
XX secolo, nonché la ricca
argenteria, costituita da
suppellettile liturgica ascrivibile
tra i secoli XVII e XX. Una parte
del cosiddetto “tesoro” della
cattedrale è oggi, in parte, esposto
presso il locale Museo Diocesano
d’Arte sacra “S. Vitaliano” allocato
all’interno del Palazzo
Arcivescovile. La cattedrale,
all’indomani della sua
riconsacrazione post bellica, fu
arricchita di altre opere d’arte tra
le quali si ricordano: le 14
stazioni della “Via Crucis” di
Alessandro Monteleone; le tele dei
santi patroni e compatroni della
città del salernitano Lorenzo Jovino
nella navata centrale e, dello
stesso autore, gli affreschi de “I
quattro evangelisti” nelle vele dei
pilastri della cupola e della
“Santissima Trinità” nell’arco
santo. Chiudono il panorama
artistico contemporaneo, le porte
bronzee del vestibolo, dette delle
“Beatitudini”, del “Giubileo” e
dell’”Eucarestia”, e dell’ingresso
principale dell’edificio, detta
della “Speranza”, realizzate da
Eduardo Filippo, sotto il vescovato
di Mons. Antonio Cantisani, e quelle
realizzate per gli ingressi laterali
da Giuseppe Farina, sotto il
vescovato di mons. Antonio Ciliberti,
battezzate con i nomi di “Sanguinis
Effusione” ed “Ecclesia Sanctorum
Mater”.
Oreste Sergi |
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