
Di seguito la seconda uscita della rubrica Tu-Tela, iniziativa editoriale proposta dal Servizio tutela minori della Conferenza episcopale Calabra.
La tutela dei minori e degli adulti vulnerabili non è soltanto una questione normativa o organizzativa: è prima di tutto una questione di conversione comunitaria. Come afferma Papa Francesco nel Motu Proprio Vos estis Lux Mundi “Nostro Signore Gesù Cristo chiama ogni fedele ad essere esempio luminoso di virtù, integrità e santità. Tutti noi, infatti, siamo chiamati a dare testimonianza concreta della fede in Cristo nella nostra vita e, in particolare, nel nostro rapporto con il prossimo”.
Negli ultimi anni, la Chiesa ha compreso sempre più chiaramente che la prevenzione degli abusi e la protezione delle persone fragili richiedono un cambiamento culturale profondo, fondato sull’unità e sulla sinodalità proprio perché, Papa Francesco afferma sempre nel Motu Proprio “i crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli. Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa, così che la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la piena credibilità dell’annuncio evangelico e l’efficacia della missione della Chiesa. Questo diventa possibile solo con la grazia dello Spirito Santo effuso nei cuori, perché sempre dobbiamo ricordare le parole di Gesù: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5). Anche se tanto già è stato fatto, dobbiamo continuare ad imparare dalle amare lezioni del passato, per guardare con speranza verso il futuro”.
Unità e corresponsabilità: antidoti al silenzio
L’unità non è uniformità, ma comunione nella diversità. Una comunità unita è capace di condividere responsabilità, ascoltare con attenzione e rispetto, correggere con carità e intervenire con decisione e fermezza quando emergono situazioni di pericolo. Dove manca l’unità e la corresponsabilità, prevalgono il silenzio, l’omertà, la paura di esporsi e la frammentazione delle responsabilità: terreno fertile per omissioni e coperture.
Crescere nell’unità significa: promuovere una cultura della chiarezza condividere informazioni e buoni prassi, soprattutto sostenere chi segnala eventuali abusi o situazioni problematiche svolgere non lasciare mai soli gli operatori pastorali nella cura dei più piccoli. Solo una comunità che si percepisce come corpo può reagire con tempismo e coerenza di fronte a comportamenti inappropriati.
Le tre dimensioni della sinodalità applicate alla tutela
Il recente Sinodo sulla sinodalità voluto da Papa Francesco, ha posto al centro tre dimensioni fondamentali: comunione, partecipazione e missione. Applicate alla tutela, queste dimensioni assumono un significato concreto.
Comunione: significa creare ambienti sicuri per i bambini e ragazzi, dove ogni persona si senta accolta e rispettata nella propria dignità. Ogni bambino si aspetta di essere amato e protetto da tutti coloro che si prendono cura di lui. Il minore non deve essere considerato soltanto come oggetto dell’azione pastorale ma come oggetto attivo di una relazione di cura e accompagnamento che lo veda protagonista. Importante è quindi di creare insieme ambienti accoglienti e sicuri, spazi visibili e facilmente controllabili. E tutti coloro che svolgono un ruolo di direzione e conduzione dell’attività pastorale, parroci e collaborato pastorali è richiesta attenzione e sensibilità.
Partecipazione: implica il coinvolgimento reale di sacerdoti, laici, operatori pastorali, famiglie, nei processi di prevenzione e formazione. Sono le persone che fanno la comunità parrocchiale, solo se tutti, ciascuno con il proprio ruolo e le proprie responsabilità, si sentono partecipi del comune impegno a costruire e condividere una cultura della tutela dei minori e vulnerabili, si può pensare davvero a progressi nel rendere sempre più sicuri i luoghi delle attività parrocchiali.
Missione: ricorda che la tutela dei minori non è un compito accessorio, ma parte integrante dell’annuncio evangelico: non può esserci credibilità senza coerenza nella protezione dei più piccoli. La sinodalità, infatti, rompe la logica dell’isolamento e del clericalismo, favorendo corresponsabilità e vigilanza condivisa. Negli ultimi anni sono stati introdotti strumenti giuridici importanti, come il motu proprio Vos estis lux mundi, che ha rafforzato le procedure di segnalazione e responsabilità. Tuttavia, le norme da sole non bastano. Senza una cultura della cura, le regole rischiano di restare formali.
La prevenzione come stile comunitario
La prevenzione è efficace solo quando diventa stile comunitario e sinodale. La vulnerabilità non riguarda solo l’età. Anche adulti in situazioni di fragilità psicologica, spirituale necessitano di protezione, attenzione e cura. Una comunità sinodale e unità sa riconoscere queste fragilità e non le sminuisce.
Ogni membro della comunità è chiamato a vigilare. Il silenzio non è mai neutrale: può trasformarsi in complicità. Al contrario, il coraggio della segnalazione è atto di amore verso la vittima e verso l’intera comunità.
Solo camminando insieme, nell’unità e nella corresponsabilità, potremo garantire ambienti realmente sicuri e restituire alla Chiesa il volto di casa accogliente e affidabile per tutti, specialmente per i più fragili.
Don Marcello Froiio
Responsabile del Servizio tutela minori dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro – Squillace

