
Nell’apertura del Giubileo della Madonna di Porto, l’Arcivescovo invita la comunità a riscoprire la bellezza della propria vita alla luce dell’amore misericordioso di Cristo.
Potrebbe sembrare che il Giubileo sia un’iniziativa nostra: uno sforzo in più per avvicinarci al Signore, per sentirlo accanto alla nostra vita personale, familiare e comunitaria. Ma l’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago, nell’omelia per l’apertura dell’Anno Giubilare della Madonna di Porto, ha rovesciato la prospettiva: «Il protagonista è Gesù. È Lui che ci dona questo tempo, è Lui che ci invita a viverlo con intensità».
Il Giubileo, dunque, non nasce da un progetto umano, ma dall’iniziativa di Dio. È un dono che sorprende e che riaccende il “giubilo”, la gioia profonda del cuore. Perché se facciamo Giubileo – ha ricordato l’Arcivescovo – significa che il Signore non si è stancato di noi, nonostante le nostre fragilità, le mediocrità, le distrazioni e gli egoismi.
Il Crocifisso: l’immagine dell’amore appassionato
Al centro della riflessione, l’immagine del Crocifisso. Davanti a quell’uomo che muore sulla croce non nasce disperazione, ma commozione. Perché lì si manifesta l’amore appassionato, fedele, instancabile di Cristo. Un amore che continua a riproporsi, che non si arrende davanti ai nostri limiti.
Quante volte – ha osservato il Pastore – la tristezza nasce non tanto da ciò che accade fuori di noi, ma da ciò che si ingolfa dentro il nostro cuore. Eppure il Signore continua a chiamarci per nome, continua a credere nella bellezza della nostra vita, continua a volere che insieme costruiamo qualcosa di bello per l’umanità.
La Trasfigurazione: vocazione alla bellezza
Nella seconda domenica di Quaresima, il Vangelo della Trasfigurazione ha offerto la chiave interpretativa del Giubileo. Gesù si trasfigura davanti ai discepoli: non per cercare ammirazione, ma per rivelare il destino di ciascuno di noi.
Risplendere non è una questione estetica. È dare forma concreta ai doni ricevuti. Ogni persona – ha ricordato l’Arcivescovo – è frutto non solo dell’amore dei genitori, ma della fantasia sconfinata di Dio: un capolavoro unico e irripetibile. Tuttavia, questi doni devono essere messi in gioco, fatti emergere, condivisi.
Solo così si può dare “luce nuova” al paese, alla regione, all’umanità intera, assetata di speranza.
Un quadro come finestra
Il Giubileo ruota attorno all’immagine della Madonna di Porto. Ma – ha precisato Maniago – il cuore non è legato a un oggetto: è legato a ciò che quell’immagine rimanda. Il quadro è come una finestra.
Una finestra aperta su Maria. E Maria è finestra aperta su Cristo.
Contemplare quell’immagine significa affacciarsi su una promessa: la bellezza che Dio può compiere nella nostra vita. Anche il dono dell’indulgenza, concesso dal Santo Padre, invita a sostare davanti a questa “finestra”, attraverso la preghiera, la confessione, l’Eucaristia e l’impegno per la pace.
Guardando a Maria – ha detto l’Arcivescovo – non ci si smarrisce. Come uno sguardo alla madre che rimette in cammino, così la Vergine richiama ciascuno a seguire il Signore.
Custodire e testimoniare
L’Anno Giubilare è anche responsabilità. La comunità che custodisce questa immagine è chiamata a essere la prima testimone della sua bellezza. Pellegrini arriveranno da altre zone, ma i primi a vivere e mostrare il valore di questa “finestra” devono essere coloro che la abitano quotidianamente.
È un dovere verso le generazioni passate, che hanno consegnato questa eredità di fede. Ed è un dovere verso i giovani, che devono ricevere non solo una tradizione, ma l’esperienza viva di una bellezza che salva.
Un tempo di consolazione e trasfigurazione
Il Giubileo della Madonna di Porto si apre così come un tempo di consolazione, di perdono e di rinascita. Un tempo in cui lasciare che la misericordia sciolga i nodi interiori, spezzi le catene del peccato e restauri ciò che in noi è stato ferito.
«Apriamo le orecchie del cuore», ha esortato l’Arcivescovo. Perché solo alla luce che viene dal Signore possiamo riconoscere la nostra vera bellezza.
E con Maria, finestra luminosa sull’amore di Dio, imparare a far risplendere la nostra vita.

