San Vitaliano, un invito alla speranza

L’Arcivescovo: «Siamo chiamati a essere sale della terra e luce del mondo»

La comunità ecclesiale ha rinnovato il proprio legame con San Vitaliano, patrono dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace e della città di Catanzaro, in occasione della solenne celebrazione Eucaristica che si è svolta nella Basilica “Maria SS. Immacolata”. Un momento di intensa partecipazione spirituale che ha visto riuniti numerosi fedeli, sacerdoti, diaconi e rappresentanti delle istituzioni civili e militari.

A presiedere la liturgia è stato l’Arcivescovo Metropolita, S.E. Mons. Claudio Maniago, affiancato nella concelebrazione da S.E. Mons. Alberto Torriani, Arcivescovo di Crotone-Santa Severina. Una presenza che ha sottolineato il valore della comunione tra le Chiese della Metropolia e il forte senso di fraternità episcopale.

Nel corso della celebrazione sono stati inoltre istituiti i nuovi ministri straordinari della Comunione, chiamati a svolgere un servizio prezioso all’interno delle comunità parrocchiali.

Aprendo la sua omelia, Mons. Maniago ha richiamato il significato profondo della festa patronale, evidenziando come la figura di San Vitaliano continui a rappresentare un punto di riferimento per la Chiesa locale.

Pur essendo poche le notizie storiche sul santo, ha ricordato l’Arcivescovo, la sua testimonianza resta viva perché invita i credenti ad accogliere con fiducia la Parola di Dio e a lasciarsi guidare dal Vangelo nelle sfide del tempo presente. Allo stesso tempo, la tradizione affida alla sua intercessione la protezione della comunità dalle calamità, non soltanto naturali ma anche morali e sociali.

Il cuore della riflessione si è sviluppato attorno al brano del Vangelo di Matteo in cui Gesù definisce i suoi discepoli “sale della terra” e “luce del mondo”.

Secondo l’Arcivescovo, queste immagini non rappresentano un privilegio o un motivo di superiorità, ma una responsabilità concreta affidata a ogni cristiano. Essere sale significa dare sapore alla vita, custodire la sapienza del Vangelo e contribuire alla crescita della società. Essere luce, invece, vuol dire illuminare il cammino degli altri attraverso una testimonianza autentica, capace di orientare verso Dio e non verso se stessi.

Una missione che riguarda l’intera comunità ecclesiale e che richiede coerenza, umiltà e spirito di servizio.

Uno dei passaggi più significativi dell’omelia è stato dedicato all’analisi della realtà contemporanea, descritta come una società dominata dal termine “senza”.

Mons. Maniago ha parlato di scuole sempre più prive di studenti a causa della denatalità, di una sanità che fatica a trattenere medici e personale sanitario, di una politica dalla quale molti cittadini si allontanano rinunciando persino al voto, di famiglie sempre meno numerose e di comunità ecclesiali chiamate a confrontarsi con una partecipazione sempre più fragile.

Una fotografia che, secondo il presule, non deve alimentare scoraggiamento, ma stimolare la Chiesa a vivere con maggiore convinzione la propria missione evangelizzatrice.

La risposta indicata dal Vangelo passa attraverso la fraternità.

L’Arcivescovo ha ricordato come la Chiesa possa essere davvero luce del mondo solo se al proprio interno vive relazioni autentiche, fondate sulla carità e sulla comunione. La fraternità non è un ideale astratto, ma il presupposto per testimoniare il Vangelo nella società.

Da qui l’invito a trasformare una cultura caratterizzata dalle mancanze in una cultura del “con”: con gli altri, con fiducia, con speranza, con rispetto e con amore. Un cambiamento che coinvolge tanto la comunità ecclesiale quanto quella civile.

Nel corso dell’omelia non è mancato un forte richiamo alle possibili derive interne alla vita ecclesiale.

Commentando il Vangelo, Mons. Maniago ha messo in guardia dal rischio della ricerca del potere, della vanità e del protagonismo personale. Atteggiamenti che, ha sottolineato, finiscono per oscurare la testimonianza cristiana e impediscono alla luce del Vangelo di risplendere.

Le opere dei credenti, ha ricordato, non devono essere compiute per ottenere consenso o applausi, ma affinché chi le osserva possa riconoscere e glorificare Dio.

Nelle conclusioni, l’Arcivescovo ha ribadito che il mondo continua ad avere bisogno di cristiani capaci di offrire speranza, ideali e spiritualità.

La Chiesa, ha affermato, non cerca spazi di potere, ma desidera collaborare con tutte le istituzioni per alleviare le sofferenze, sostenere i più deboli, favorire la pace e promuovere il bene comune.

Affidandosi all’intercessione di San Vitaliano, Mons. Maniago ha invitato l’intera comunità a scrivere nuove pagine di speranza per Catanzaro, seminando fiducia e futuro nella vita quotidiana della Città e dell’Arcidiocesi.