«Maria segno di consolazione e di sicura speranza»

«Segno di consolazione e di sicura speranza». È attorno a queste due espressioni della liturgia che l’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago, ha sviluppato la sua riflessione nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, celebrata nella Basilica “Maria SS. ’Immacolata” di Catanzaro.

Una celebrazione che quest’anno ha assunto un significato particolare anche per la presenza dei fedeli legati alla chiesa di “Santa Maria di Mezzogiorno”, temporaneamente chiusa per i lavori di restauro. La sua immagine mariana è stata accolta nella Basilica, diventando segno di una devozione che attraversa la storia e la vita della città.

L’Arcivescovo è partito proprio dalla profonda pietà mariana del popolo cristiano, invitando però a non ridurla a sentimento o tradizione. La devozione ha bisogno continuamente di essere «purificata» e «rinfrescata», perché Maria possa restare un autentico punto di riferimento nel cammino della fede.

«Maria non fa concorrenza a Gesù – ha sottolineato Mons. Maniago – Maria è la più grande alleata del Signore». È Madre, ma è anche la prima discepola, colei che ha creduto alla Parola e l’ha accolta fino in fondo. Per questo guardare a lei significa imparare a seguire Cristo in un tempo nel quale vivere secondo il Vangelo richiede scelte sempre più consapevoli e spesso controcorrente.

Il primo tratto indicato dall’Arcivescovo è quello della consolazione. L’uomo cerca consolazione quando è affaticato, ferito, solo, sconfitto o quando si sente impotente davanti alle tragedie del mondo. Ma la consolazione cristiana non è «una generica pacca sulla spalla»: è una presenza capace di restituire ragioni per continuare il cammino.

Maria è questa presenza discreta. Come è rimasta accanto a Gesù, così rimane accanto ai suoi discepoli e «prega per noi».

Mons. Maniago ha richiamato anche alla sobrietà evangelica della vera devozione mariana: sono anzitutto le parole di Maria custodite nel Vangelo quelle che il cristiano deve portare nel cuore. Tra queste risuona in modo particolare il Magnificat, proclamato nella liturgia dell’Assunzione.

«Grandi cose fa il Signore»: Maria lo proclama perché crede che Dio sia realmente presente e operante nella storia.

Una professione di fede tutt’altro che scontata davanti a un mondo attraversato da guerre, violenze, ingiustizie e dal continuo calpestare della dignità della vita umana. Proprio qui nasce la domanda posta dall’Arcivescovo: come credere che Dio sia all’opera dentro una storia così ferita?

La risposta è quella di Maria: continuare a fidarsi della Parola.

Il riferimento alla donna e al drago dell’Apocalisse, proclamato nella prima lettura, ha permesso a Mons. Maniago di allargare lo sguardo alla grande lotta che attraversa la storia.

Una lotta che continua nelle ferite dell’umanità e nelle vicende quotidiane di ciascuno, ma sulla quale per il credente è già pronunciata una parola definitiva: la vittoria appartiene a Dio.

«Dio vince ogni piaga e ferita della storia», ha ricordato l’Arcivescovo. Al cristiano è chiesto di crederlo, testimoniarlo e viverlo.

Anche quando sembra che il contributo del singolo sia insignificante davanti alle grandi tragedie dell’umanità, nessuna vita è inutile. Ogni persona è preziosa agli occhi di Dio e a ciascuno il Signore domanda di fare la propria parte.

Da qui il secondo grande tema dell’omelia: Maria è segno di sicura speranza.

L’Assunzione annuncia infatti il destino a cui è chiamata l’intera umanità redenta. Maria, accolta da Dio nella pienezza della sua persona, mostra ciò che la Pasqua di Cristo ha aperto per tutti.

La vita terrena conosce un termine biologico, ha ricordato Maniago, «ma non una fine».

«La morte non toglie la vita, la trasforma»: la fede cristiana permette così di guardare oltre il limite della morte e, nello stesso tempo, restituisce valore al presente. Se la vita è destinata all’eternità, allora ciò che facciamo oggi conta: contano le scelte, le relazioni, il bene compiuto, la fedeltà quotidiana al Vangelo.

La santità, ha precisato l’Arcivescovo, non coincide necessariamente con qualcosa di straordinario. È piuttosto una vita che, come quella di Maria, crede alle parole del Signore e prova ogni giorno a metterle in pratica.

È questo, in definitiva, il messaggio consegnato alla comunità nella festa dell’Assunta: tornare alla vita quotidiana con una fede «rinfrescata», lasciandosi accompagnare da Maria come discepoli di Cristo.

Una devozione, dunque, che non chiude gli occhi davanti alle fatiche del presente, ma li apre ancora di più sulla storia. Perché anche il «piccolo, ma importante contributo» di ciascuno può diventare spazio nel quale Dio continua a compiere quelle «grandi cose» iniziate nel grembo di Maria e culminate nella morte e risurrezione di Gesù.