Un incontro franco, concreto, a tratti anche familiare, nel quale le difficoltà non sono state nascoste ma non hanno oscurato le tante energie presenti sul territorio. Nel corso della Visita Pastorale a Cicala, l’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago, ha incontrato il mondo del lavoro e delle imprese della Vicaria di Gimigliano-Taverna, ascoltando esperienze, preoccupazioni e prospettive di chi ha scelto di investire e continuare a lavorare nelle aree interne.
«Ci vuole coraggio per fare imprenditoria qui, per stare qui», ha riconosciuto Mons. Maniago, sottolineando la passione e l’impegno di quanti, nonostante le difficoltà, continuano a credere nelle potenzialità del territorio.
Il nodo delle infrastrutture
Tra i problemi emersi con maggiore forza quello della viabilità e dei collegamenti. L’Arcivescovo non ha nascosto quanto constatato personalmente durante la Visita Pastorale, allargando lo sguardo anche ad altre zone della diocesi.
«Una delle piaghe più grandi di questa regione sono le comunicazioni, cioè le strade», ha affermato, parlando di una situazione che in alcuni territori rischia di trasformarsi in una vera penalizzazione per cittadini e imprese.
Nel confronto è stata richiamata anche la Medio Savuto, infrastruttura attesa da decenni e considerata strategica per migliorare i collegamenti verso Catanzaro. Si è parlato inoltre delle difficoltà quotidiane negli spostamenti tra Cicala, Gimigliano, Tiriolo e il capoluogo e delle conseguenze dei cantieri che interessano l’area di Gagliano.
Mons. Maniago ha assicurato la propria disponibilità a farsi interprete delle istanze raccolte. Una disponibilità che nasce, ha precisato, non dalla volontà di entrare nella dialettica politica, ma dall’esperienza diretta maturata incontrando le comunità: «Non sono qui a scagliarmi contro nessuno, ma soltanto a manifestare un serio disagio che ho sentito nella popolazione».
Le aree interne non sono territori da accompagnare al declino
Il dialogo con gli imprenditori ha consentito all’Arcivescovo di affrontare uno dei temi sui quali da tempo anche la Chiesa italiana sta riflettendo: il futuro delle aree interne.
Lo spopolamento, infatti, non riguarda soltanto l’economia o l’organizzazione dei servizi. Interroga direttamente anche la vita delle comunità cristiane: paesi che perdono abitanti significano comunità più piccole, nuove esigenze pastorali e la necessità di ripensare la presenza della Chiesa nei territori.
Mons. Maniago ha ricordato la riflessione avviata da alcuni vescovi italiani e progressivamente condivisa a livello nazionale. Le aree interne, ha sottolineato, custodiscono una parte fondamentale delle radici culturali del Paese, insieme a tradizioni e stili di vita che non possono essere semplicemente considerati residui del passato.
Da qui la necessità di cambiare prospettiva: non territori destinati inevitabilmente al declino, ma luoghi dei quali individuare e valorizzare le potenzialità.
«Voi siete delle eccellenze»
È stato questo uno dei passaggi più incisivi dell’incontro. Rivolgendosi direttamente agli imprenditori, Maniago ha voluto riconoscere il valore di chi continua a creare lavoro nei piccoli centri.
«Voi siete delle eccellenze», ha detto. E queste eccellenze, ha aggiunto, devono essere messe nelle condizioni di esprimersi pienamente e di aprirsi oltre i confini locali.
L’impresa, soprattutto nelle aree interne, diventa infatti molto più di un’attività economica. Dove esiste lavoro possono rimanere le famiglie, possono nascere nuove opportunità e i giovani possono immaginare il proprio futuro senza essere necessariamente costretti a partire.
L’Arcivescovo ha raccontato l’esperienza vissuta durante la Visita Pastorale nelle Serre, dove ha incontrato piccoli borghi nei quali la presenza di attività produttive ha consentito a diverse famiglie giovani di restare. Un segnale concreto che lo spopolamento non deve essere considerato un destino inevitabile.
«È chiaro: se ci sono delle opportunità valide, si costruisce la famiglia, c’è chi rimane, c’è chi ha il coraggio di rimanere».
Trasmettere ai giovani la passione per il lavoro
Particolarmente significativo il dialogo con un imprenditore che ha raccontato di avere coinvolto nell’azienda tutti e tre i figli. «È difficile creare, ma trasmettere è ancora più difficile. Siamo riusciti a trasmettere l’amore, quindi vuol dire che c’è un futuro».
Una testimonianza accolta con soddisfazione da Mons. Maniago: «Trasmettere questa passione» è una delle condizioni perché le esperienze imprenditoriali possano continuare e diventare patrimonio delle nuove generazioni.
Proprio ai giovani l’Arcivescovo ha rivolto idealmente uno dei suoi auspici: che possano incontrare adulti capaci di comunicare non soltanto un mestiere, ma uno spirito, il gusto di costruire, la responsabilità e l’amore per la propria terra.
La Chiesa accanto a chi costruisce futuro
L’incontro si è concluso con la preghiera del Padre nostro e con la benedizione dell’Arcivescovo estesa a tutti coloro che lavorano nelle aziende rappresentate.
Un gesto che ha ricondotto il confronto alla dimensione più profonda del lavoro, richiamata dallo stesso Mons. Maniago attraverso le parole del «pane quotidiano».
«La benedizione è un dire bene da parte di Dio», ha spiegato, formulando l’augurio che «il lavoro sano, onesto possa portare giusti frutti per voi e per le vostre famiglie».
Da Cicala è emersa così l’immagine di un territorio che conosce bene le proprie difficoltà ma non vuole limitarsi a raccontarle. Un territorio nel quale imprese, famiglie e comunità continuano a investire energie e passione. Ed è proprio da questa capacità di restare, creare lavoro e trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la propria terra che può ripartire la speranza delle aree interne.


