Una comunità viva, con una storia da custodire e un presente da abitare senza nostalgie. È il volto di Sorbo San Basile emerso nell’assemblea parrocchiale con l’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago, durante la Visita pastorale.
Dopo il saluto del rappresentante del Consiglio pastorale, il parroco don Salvatore Scalise ha dato il benvenuto all’Arcivescovo ripercorrendo alcuni tratti della storia della comunità e della sua vivacità pastorale. Ha ricordato la profonda devozione mariana e il legame con san Francesco Saverio, patrono del paese, sottolineando l’impegno a custodire e ravvivare una devozione che affonda le sue radici nella storia di Sorbo San Basile.
La fede si consegna alle nuove generazioni
«Sono contento che la comunità sia una comunità viva, che si dà da fare perché le cose importanti possano continuare a essere custodite e condivise». Mons. Maniago è partito da quanto ascoltato dai parrocchiani per indicare subito ciò che considera essenziale: la Parola di Dio, l’Eucaristia, i sacramenti e la trasmissione della fede.
Un’attenzione particolare è stata riservata all’iniziazione cristiana. «Se non si pensa alle nuove generazioni, la comunità è morta», ha affermato l’Arcivescovo.
Da qui una distinzione significativa tra le tante tradizioni, preziose per la vita di un paese, e la Tradizione cristiana, che significa anzitutto consegnare alle nuove generazioni la fede ricevuta e insegnare loro a stare vicino a Gesù.
Il punto da cui partire resta l’Eucaristia: «L’altare, la Messa della domenica, è essenziale. Se la nostra vita di fede non parte da qui e non ritorna qui, c’è qualcosa che va aggiustato».
Accanto alla Messa, Mons. Maniago ha richiamato il valore della Riconciliazione e la necessità di riscoprire i sacramenti come doni concreti per sostenere la fragilità e le fatiche della vita.
Non rimpiangere ieri
Il dialogo con la comunità ha inevitabilmente toccato i cambiamenti avvenuti nella società, nelle famiglie e nelle relazioni. Anche Mons. Maniago ha ricordato la propria infanzia, quando non esistevano cellulari, si giocava per strada e bastava la voce della mamma dalla finestra per richiamare i figli a casa.
Ma il ricordo non deve diventare nostalgia. «Non dobbiamo essere nostalgici di un tempo che fu», ha avvertito l’Arcivescovo. Ogni stagione ha avuto le sue bellezze e le sue difficoltà. Anche la maggiore partecipazione religiosa del passato apparteneva a un contesto sociale e familiare profondamente diverso da quello attuale.
Per questo la comunità cristiana non può fermarsi a ripetere che «una volta eravamo di più». La parola sulla quale Mons. Maniago ha insistito è oggi.
«Siamo vescovi oggi, siamo preti oggi, genitori oggi, mariti e mogli oggi. Il Signore vuole che viviamo oggi».
La sfida non è dunque ricostruire il mondo di ieri, ma comprendere come annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne di questo tempo.
Un catechismo che diventi esperienza
Dentro questa prospettiva si colloca anche il rinnovamento dell’iniziazione cristiana. Famiglie, bambini e adolescenti sono cambiati e non è sufficiente riproporre gli stessi modelli del passato.
Il catechismo, ha osservato Mons. Maniago, non può trasformarsi in un’altra ora di scuola dopo una giornata trascorsa sui banchi. Deve diventare sempre più «un’esperienza che facciamo in parrocchia, non più una lezione».
Occorre coinvolgere maggiormente le famiglie e trovare linguaggi capaci di raggiungere bambini e giovani. Anche il teatro, il presepe vivente o la Via Crucis possono diventare strumenti di evangelizzazione se non vengono ridotti a folklore. Il riferimento dell’Arcivescovo è stato a san Francesco e a Greccio: rendere visibile il Vangelo per mostrare che Gesù non è una favola, ma una persona reale entrata nella storia.
La strada indicata è quella del «coraggio dell’essenzialità»: cambiare linguaggi e modalità senza perdere ciò che conta, cioè Cristo, la sua Parola e i sacramenti.
Scorza: ricostruire i rapporti umani
Nel corso dell’assemblea è intervenuto anche il sindaco di Sorbo San Basile, Aldo Scorza, che ha ricordato la ricchezza del volontariato locale: l’ACMO nell’assistenza ai pazienti oncologici, l’AVIS, la Pro Loco e la Protezione Civile.
Il sindaco ha parlato di emergenza educativa e della progressiva perdita dei rapporti umani, richiamando la necessità di recuperare relazioni autentiche e senso della comunità. Uno sguardo è stato rivolto anche al difficile scenario internazionale e alle conseguenze che guerre e tensioni tra le grandi potenze producono sulla vita quotidiana delle famiglie, a cominciare dall’aumento dei costi.
«Reagire contro un mondo che fa la guerra»
È su questo punto che l’intervento dell’Arcivescovo ha assunto i toni più forti. Le difficoltà economiche, compreso il caro carburanti, non possono essere separate da quanto accade in Europa e nel mondo.
E nelle crisi, ha ricordato Mons. Maniago, «chi paga di più sono i deboli»: i poveri diventano più poveri e le famiglie comuni vedono crescere le proprie difficoltà.
Per questo «non basta reagire solo contro il caro carburanti: bisogna reagire contro un mondo che fa la guerra».
Mons. Maniago ha contestato una logica nella quale popoli e vite umane rischiano di diventare pedine nelle mani dei potenti, quasi fossero elementi di una partita a Risiko. La guerra, ha ricordato, mostra tutta la sua irrazionalità proprio quando a morire sono uomini, donne e bambini.
Da qui il richiamo ai grandi ideali capaci di superare gli egoismi nazionali e alla Costituzione italiana, nata dopo la tragedia della guerra dall’incontro tra persone con idee diverse ma capaci di riconoscersi in principi comuni.
La conclusione è diventata una consegna per Sorbo San Basile e, più ampiamente, per ogni comunità attraversata dalla Visita pastorale: non rifugiarsi nel passato, non arrendersi alle difficoltà del presente, ma ripartire dall’essenziale e dalla responsabilità di ciascuno.
Perché, anche davanti ai grandi cambiamenti della storia, resta un compito che nessuno può delegare: fare la propria parte.


