La fede si trasmette anzitutto con la testimonianza della vita e diventa credibile quando si traduce in gesti concreti di amore e di servizio. È questo il messaggio che l’Arcivescovo Metropolitana di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago, ha consegnato alle comunità di Sorbo San Basile e Pentone nel corso della Visita pastorale, soffermandosi in particolare sul prezioso servizio dei catechisti e dei volontari della Caritas.
Un’occasione per esprimere, a nome proprio e dell’intera Chiesa diocesana, sincera gratitudine a quanti hanno risposto con generosità alla chiamata a mettersi al servizio della comunità ecclesiale, dedicando tempo, energie e attenzione soprattutto ai più piccoli e alle persone che vivono situazioni di fragilità.
Catechisti, testimoni prima che maestri
L’Arcivescovo ha richiamato il significato più profondo della missione catechistica: accompagnare bambini e ragazzi a conoscere e amare Gesù Cristo, non limitandosi alla trasmissione di conoscenze religiose, ma attraverso una testimonianza autentica e coerente di vita cristiana.
Un servizio che domanda disponibilità, pazienza e capacità di ascolto, nella consapevolezza che l’incontro con Cristo passa anche attraverso la qualità delle relazioni e la credibilità di chi annuncia il Vangelo.
In questa prospettiva risuonano le parole di Gesù ricordate negli Atti degli Apostoli: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35). È la gioia del dono gratuito, che sostiene l’impegno di tanti uomini e donne nelle comunità parrocchiali.
Mons. Maniago ha inoltre sottolineato come la trasmissione della fede non possa essere delegata esclusivamente ai catechisti. È tutta la comunità cristiana a essere chiamata a educare alla fede, attraverso la vita liturgica, le relazioni fraterne, l’accoglienza e la testimonianza quotidiana.
La parrocchia, dunque, non è soltanto il luogo nel quale si svolgono gli incontri di catechismo, ma una comunità viva nella quale i più piccoli possono sperimentare concretamente la bellezza dell’appartenenza ecclesiale e dell’incontro con il Signore.
La carità, volto concreto del Vangelo
Accanto alla catechesi, l’attenzione dell’Arcivescovo si è rivolta al servizio della carità, dimensione essenziale della vita cristiana. Una comunità che annuncia il Vangelo non può rimanere indifferente davanti alle necessità delle persone più fragili, delle famiglie in difficoltà, degli anziani e di quanti sperimentano solitudine e povertà.
Il servizio dei volontari della Caritas rappresenta, in questo senso, un’espressione concreta di una Chiesa capace di farsi prossima, di ascoltare e di accompagnare, riconoscendo in ogni persona la dignità di un fratello e di una sorella.
A illuminare questo impegno sono le parole dell’apostolo Paolo: «Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità» (1Cor 13,13).
Non si tratta di ambiti separati della pastorale, ma di dimensioni profondamente unite: la catechesi introduce all’incontro con Cristo, mentre la carità rende visibile il suo amore nella storia quotidiana delle persone.
Una comunità che educa e si prende cura
Dagli incontri di Sorbo San Basile e Pentone emerge così un invito rivolto a tutti: riscoprire la responsabilità condivisa dell’annuncio cristiano, superando l’idea che la trasmissione della fede e il servizio ai poveri siano compiti riservati soltanto ad alcuni.
La Visita pastorale diventa, anche sotto questo aspetto, un’occasione per riconoscere il bene già presente nelle comunità e incoraggiare un rinnovato impegno di comunione e corresponsabilità.
La gratitudine dell’Arcivescovo ai catechisti e agli operatori della carità si trasforma così in una consegna per l’intera comunità ecclesiale: essere una Chiesa che educa attraverso la testimonianza, annuncia attraverso la vita e rende credibile il Vangelo attraverso l’amore.


