«Prese il pane», un ritorno all’essenziale

Ripartire dai gesti di Gesù per ritrovare il senso della propria chiamata e la capacità di stare accanto alle persone. È il filo conduttore del ritiro del clero dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, tenutosi giovedì 8 ottobre presso la parrocchia “Santa Maria della Roccella”, a Roccelletta di Borgia. A guidare la meditazione è stato fra Mario Chiarello, Ministro provinciale dell’Ordine dei Frati Minori, con una relazione dal titolo «Prese il pane».

Una sosta nel ritmo degli impegni pastorali per rileggere la propria esperienza alla luce del Vangelo, ritrovando nella relazione con Cristo il fondamento del servizio alle comunità.

La riflessione ha preso le mosse dalle parole che accompagnano i gesti di Gesù nell’Ultima Cena: prendere il pane, rendere grazie, spezzarlo e donarlo. Quattro azioni nelle quali fra Mario ha proposto di riconoscere un orientamento per l’intera esistenza: prendere la vita, benedirla, spezzarla e donarla.

Il percorso si inserisce nell’orizzonte della Visita pastorale e del suo richiamo evangelico, «Fate questo in memoria di me». I gesti eucaristici diventano così una chiave per interrogare il modo di vivere il ministero, dalle relazioni quotidiane all’annuncio della Parola, fino alla carità pastorale.

Il primo passaggio, al centro di questo ritiro, riguarda il significato del “prendere la vita”: accoglierla nella sua concretezza, riconoscendo che Cristo ha assunto la condizione umana e si è fatto vicino alle sue ferite.

Tre scene evangeliche hanno scandito la meditazione: il pianto di Gesù su Gerusalemme, l’incontro con la vedova di Nain e le lacrime di Pietro dopo il rinnegamento.

Nel pianto sulla Città Santa, fra Mario ha indicato il volto di un amore che continua ad accogliere anche davanti all’infedeltà. Da qui una domanda rivolta ai sacerdoti: «Tu percepisci che la tua vita è presa?». Un invito a riconoscersi custoditi da Dio anche quando la fatica o l’insuccesso sembrano mettere in discussione il valore del proprio servizio. La vocazione, ha sottolineato il relatore, non può essere misurata attraverso il semplice bilancio dei risultati raggiunti.

L’episodio della vedova di Nain ha portato l’attenzione sulla prossimità. Gesù vede il dolore della donna, ne ha compassione e le va incontro. È lo stile di una presenza pastorale capace di prendere l’iniziativa, ascoltare e condividere il peso delle sofferenze. Nel racconto di un confratello vicino a una coppia segnata dalla morte di un figlio, fra Mario ha mostrato quanto possa essere prezioso esserci, senza riempire il dolore di spiegazioni.

Lo sguardo di Gesù su Pietro ha aperto un ulteriore passaggio: imparare a riconoscere la verità di sé, comprese debolezze e contraddizioni.

La meditazione ha richiamato la necessità di dare un nome alle proprie fatiche e di condividerle con persone mature e fidate. Anche per un sacerdote, poter consegnare il proprio vissuto a qualcuno rappresenta una risorsa per custodire la vocazione e affrontare le difficoltà.

In questa prospettiva, il richiamo del rito di ordinazione, «imita ciò che celebrerai», acquista tutta la sua concretezza: l’Eucaristia è chiamata a dare forma alle scelte, agli affetti e al modo di accompagnare la vita degli altri.

Al termine del ritiro, l’Arcivescovo ha ribadito l’importanza di questi appuntamenti per la vita del clero e ha richiamato il valore della testimonianza vocazionale.

A questo proposito ha ricordato la prossima ordinazione diaconale dei seminaristi Giuseppe Carioti e Sergio Schieppati, che si terrà il 1° novembre alle ore 17:30 nella Basilica “Maria SS. Immacolata” di Catanzaro. Un appuntamento significativo per il cammino dei due seminaristi e per l’intera comunità diocesana.

Un pensiero conclusivo è stato rivolto a don Salvatore Schipani, sacerdote dell’Arcidiocesi scomparso nei giorni scorsi, ricordato dall’Arcivescovo al termine dell’incontro.