
Oltre centoventi partecipanti, nonostante le allerte meteo e il freddo, hanno preso parte all’incontro di formazione sulla liturgia guidato dall’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago, presso la Scuola Teologica per laici. Un appuntamento che si è trasformato in una vera e propria lezione magistrale, densa di contenuti e di passione pastorale.
«Tornare a parlare di liturgia — ha esordito l’Arcivescovo — mi fa ritrovare un antico entusiasmo». Un entusiasmo che nasce da ventiquattro anni di insegnamento e che si coniuga con il compito episcopale di accompagnare il popolo di Dio a comprendere sempre più il senso profondo della celebrazione cristiana.
La liturgia non è un’opzione
Fin dalle prime battute Mons. Maniago ha posto al centro il valore essenziale della liturgia nella vita cristiana. «Se non si comprende che cos’è la liturgia — ha affermato — non si può vivere la vita cristiana in pienezza». Non un ambito accessorio, dunque, ma il cuore stesso dell’esperienza ecclesiale.
La liturgia è il luogo in cui la comunità si manifesta e prende forma: «La domenica si vede la comunità cristiana. L’assemblea è lo specchio della Chiesa: fatta di persone vere, con i loro limiti e le loro ricchezze». Da qui l’invito a riscoprire la celebrazione eucaristica come momento in cui la Chiesa diventa visibile e concreta.
Dal Concilio Vaticano II una svolta decisiva
L’Arcivescovo ha ripercorso con chiarezza il cammino storico della liturgia, soffermandosi in particolare sulla riforma promossa dal Concilio Vaticano II. «Il Concilio — ha ricordato — non è un evento del passato, ma la stella polare che continua a guidare il cammino della Chiesa». Non a caso il primo documento conciliare, la Sacrosanctum Concilium, è dedicato proprio alla liturgia.
Prima della riforma conciliare la partecipazione del popolo era spesso limitata a una “assistenza devota”, mentre oggi la Chiesa è chiamata a vivere la celebrazione come azione di tutto il popolo di Dio. «Nella liturgia non ci sono spettatori — ha sottolineato — ma un popolo che celebra».
Da qui l’affermazione provocatoria e teologicamente precisa: «Potreste dire anche voi: “Vado in chiesa a celebrare l’Eucaristia”. Non a presiederla, ma a celebrarla». Un richiamo forte al sacerdozio battesimale e alla corresponsabilità dei fedeli.
Il valore del Messale e la custodia della fede
Particolare attenzione è stata dedicata al Messale romano, descritto come un testo prezioso e attentamente custodito. «Quello che si prega nella messa è la nostra fede e non si scherza», ha spiegato mons. Maniago, ricordando come ogni parola sia verificata teologicamente e come le parole della consacrazione siano sottoposte direttamente all’approvazione del Santo Padre.
Un richiamo alla responsabilità nel celebrare e nel partecipare, perché la liturgia non è improvvisazione ma trasmissione fedele del mistero di Cristo.
Conoscere per partecipare
Tra i passaggi più incisivi dell’incontro, l’invito a formarsi per vivere con consapevolezza la celebrazione. «Se si conoscono le regole del gioco, si può partecipare meglio. Altrimenti si resta spettatori». Un paragone semplice, ma efficace, per spiegare perché la liturgia possa apparire distante o noiosa quando non è compresa.
L’iniziazione cristiana, ha ricordato l’arcivescovo, deve condurre proprio a questo: introdurre alla celebrazione dell’Eucaristia come fonte e culmine della vita credente.
I quattro orizzonti del Concilio
Nel cuore della sua riflessione Mons. Maniago ha richiamato i quattro grandi obiettivi indicati dal Concilio Vaticano II: far crescere la vita cristiana, adattare le istituzioni ai tempi, favorire l’unità dei cristiani e rilanciare la missione. Tutti traguardi che trovano nella liturgia la loro sorgente.
«È dalla celebrazione — ha concluso — che la Chiesa attinge la forza per vivere e testimoniare il Vangelo nel mondo». Un invito a riscoprire la centralità dell’Eucaristia non solo come rito, ma come esperienza che forma la comunità e alimenta la missione.

