Nuove mappe per educare alla speranza

A Soverato (CZ) la riflessione sulla lettera apostolica di Papa Leone XIV

Una sala gremita, un clima di ascolto attento e una domanda che attraversa tutti: come educare oggi? A Soverato (CZ), nella Sala consiliare “Bruno Manti”, il convegno promosso dall’Ufficio per la Pastorale Scolastica e dal Servizio IRC dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace ha messo al centro la lettera apostolica di Papa Leone XIV sull’educazione, significativamente intitolata “Disegnare nuove mappe di speranza”.

Un documento che non è rimasto sulla carta. Relazioni, testimonianze e approfondimenti hanno aiutato a leggere la sfida educativa dentro le trasformazioni culturali del nostro tempo, tra fragilità diffuse e nuove opportunità.

Nelle conclusioni, l’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago ha offerto una riflessione intensa e insieme concreta. Il suo primo invito è stato semplice ma esigente: fermarsi.

«Abbiamo bisogno di rallentare – ha detto – non per perdere tempo, ma per guadagnarlo e restituirgli valore». Una sottolineatura che tocca la radice del problema: l’educazione non può nascere dall’affanno, ma da uno sguardo capace di profondità.

Per il presule, il documento del Papa non riguarda solo il mondo della scuola o i giovani: «Se l’educazione è parte dell’evangelizzazione, allora riguarda tutti. Siamo insieme soggetti e destinatari dell’azione educativa». Un richiamo alla corresponsabilità ecclesiale e sociale.

Il cuore simbolico della lettera – e dell’intervento dell’Arcivescovo – è l’immagine delle “mappe”. Disegnare nuove mappe significa orientarsi in un tempo segnato da smarrimento e disorientamento.

«Il Papa ci invita ad alzare lo sguardo», ha spiegato Mons. Maniago, richiamando l’immagine biblica di Abramo chiamato a guardare le stelle. Solo guardando in alto, ha sottolineato, si può trovare la direzione. Senza una prospettiva, il futuro si svuota.

La perdita di orizzonte non riguarda soltanto i giovani. «Anche molti adulti e anziani – ha osservato – rischiano di vedere il futuro con tristezza, senza più la speranza dell’incontro con il Signore». L’educazione cristiana, invece, custodisce una promessa: la vita non è chiusa nella fine, ma aperta alla trasformazione.

Riprendendo le tre priorità indicate dal Pontefice, l’Arcivescovo ha richiamato anzitutto la necessità della vita interiore. «I giovani chiedono profondità», ha affermato, evidenziando l’urgenza di spazi di discernimento e dialogo con Dio. Senza interiorità, si affievolisce la coscienza morale e il desiderio del bene.

La seconda urgenza riguarda l’uso consapevole delle tecnologie. Educare oggi significa anche «mettere la persona prima dell’algoritmo», formando a un uso sapiente dell’intelligenza artificiale.

Infine, la pace. Non un concetto astratto, ma uno stile da apprendere: «Disarmare le parole, costruire ponti, promuovere linguaggi non violenti». L’educazione diventa così palestra di fraternità.

Nel passaggio conclusivo, Mons. Maniago ha rilanciato una delle espressioni più suggestive della lettera: essere “coreografi della speranza”. Un’immagine che indica movimento, armonia, responsabilità condivisa.

«Meno etichette e più storie, meno sterili contrapposizioni e più sinfonia dello Spirito»: parole che indicano uno stile ecclesiale e culturale capace di dialogo.

Il convegno di Soverato non è stato soltanto un momento di studio, ma un invito a trasformare un testo magisteriale in cammino concreto. Disegnare nuove mappe, con qualità e coraggio, significa assumere l’educazione come passione che nasce dal cuore stesso di Dio e si traduce in impegno quotidiano nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie.

La sfida è aperta. E riguarda tutti.