Ravvivare il fuoco dello Spirito

Come si ravviva il fuoco dello Spirito? L’interrogativo fondante degli esercizi spirituali per il clero dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace quest’anno si è concentrato su questa tematica profonda ma costantemente radicata nel vissuto quotidiano del presbiterio.

Per non lasciar spegnere quel braciere interiore sotto la cenere delle fatiche quotidiane, per cinque giorni il Santuario di Paola (CS) si è nuovamente trasformato in un rifugio di luce e raccoglimento.

Guidati da mons. Elio Castellucci, Arcivescovo abate di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, le semplici ed intense meditazioni del mattino e del pomeriggio sono divenute fonte zampillante di Spirito e ristoro per tutti.

Proprio com’è tipico dello spirito di san Francesco da Paola, fin dal primo giorno, mons. Castellucci ha messo al centro un principio semplice ma incisivo: la testimonianza concreta incide più di qualsiasi predica ben preparata.

Come la predicazione rimane un pilastro vitale dell’evangelizzazione, un’attenzione ancor più precisa va donata all’incarnazione di ciò che si predica.

Si può parlare bene di Dio – ha ricordato l’Arcivescovo – ma è il modo in cui lo si vive che infiamma ed imprime l’immagine di Cristo negli altri.

Eppure, spesso, tendiamo ad attirare e convergere tutto solo verso le parole, che per quanto sante siano, non possono non essere accompagnate da un’azione viva.

Non si costruisce un cuore solo con un’immagine descrittiva, ma anche con una reale e visibile. Se ci si pensa un po’ su, sembra un moto quasi naturale: l’esteriorità offre gratificazioni immediate ed un istantaneo riconoscimento personale.

Le parole fanno viaggiare la mente. Eppure, la carità, anche la più nascosta, che richiede silenzio e disponibilità, scava maggiormente nel cuore incidendo in essa un marchio profondo.

I riferimenti scritturistici, specie quelli del Vangelo di Matteo, in particolare ai capitoli 9-14, mostrano Gesù capace di avvicinare i piccoli, i semplici che necessitano di maggiore fortezza nella loro vita.

Da qui l’invito: ravvivare il fuoco significa anche nutrirsi dal fuoco altrui.

Dalla prima lettera ai Tessalonicesi, in cui san Paolo invita i credenti a non spegnere lo Spirito, a sostenersi a vicenda, a perseverare anche quando il cammino si fa faticoso, emerge proprio questa verità.

Il bisogno dell’ascolto altrui aiuta colui che dona il fuoco a ravvivare il bisognoso, come Gesù dice nel vangelo, ovvero di essere sale della terra e luce del mondo.

Siamo chiamati a ravvivare il sapore e luce degli altri.

La vita sacerdotale – è stato detto – è come una saliera pregiata, talmente pregiata che viene posta in un museo perché tutto l’ammirino.

Viene allora da chiedersi se in quella saliera il sale sia presente o meno.

Se la saliera è solo apparenza e bellezza fugace non ha alcuna utilità; se invece in essa vi è la sostanza che la rende tale, diviene utile a chiunque.

Gesù è saliera stracolma di sale: non si stanca, neanche quando viene frainteso; non si ferma quando viene rinnegato; non si ritrae davanti a chi pone condizioni, dubbi o resistenze.

Infine, l’ultima giornata è stata conclusa da una meditazione di un padre minimo, che ha mostrato san Francesco da Paola come modello quaresimale.

Essendo ormai vicini al tempo di quaresima, – ha sottolineato – chi meglio del santo eremita per guidarci in questo tempo di preparazione alla Pasqua?

San Francesco è maestro della rinuncia, cos’è la rinuncia?

È un’educazione che protende a ricevere qualcosa che manca, che solo Dio può donare. Serve volontà ed affidamento.

È una scelta libera che dev’essere frutto di cammino e discernimento perfetto: cioè sapere ed essere consapevoli di cosa si sceglie e lo si deve accettare.

Questo ci aiuta a contemplare Dio in modo libero, distaccandoci da ciò che potrebbe appesantire il cammino e ciò favorisce un impegno di servizio gratuito e vero. Anche con gli altri.

San Francesco metteva la relazione con gli altri al di sopra perfino delle opere o dei fioretti.

L’amore vero e sincero è ciò che ci fa respirare Dio, proprio come il santo di Paola.

Alla luce di questo, è giusto domandarsi: come posso io raggiungere tale grazia?

Dove non arrivo io, arriva certamente il Signore, che mi aiuta, piano piano ad arrivarci: questa era la consapevolezza di san Francesco, il suo fuoco sempre acceso.

Avere una direzione più chiara, riscoprire dove soffia lo Spirito, è il primo passo necessario per lasciare che si riaccenda il cuore e la fiamma del servizio.

Gratuito, caritatevole, libero.