Un segno che cammina con noi

Non è stata una celebrazione rituale, né un semplice richiamo alla tradizione. La festa della traslazione delle reliquie di Sant’Agazio ha assunto il tono di un vero appello alla coscienza ecclesiale e civile della città. Nell’omelia pronunciata per l’occasione, l’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago ha offerto una lettura spirituale intensa, capace di legare memoria, fede e responsabilità quotidiana.

Richiamando il senso delle due ricorrenze dedicate al Patrono, mons. Maniago ha ricordato come nella solennità principale emerga la radicalità della sua scelta evangelica: «Sant’Agazio ha incarnato pienamente il Vangelo, amando Dio sopra ogni cosa, persino sopra la propria vita».

La traslazione delle reliquie, invece, custodisce un altro cuore simbolico: quello della presenza. «Questi resti – ha sottolineato l’Arcivescovo – sono la garanzia che il Santo, a cui è affidata la nostra comunità diocesana e cittadina, cammina in mezzo a noi».

Non un gesto devozionale fine a sé stesso, ma un segno concreto che domanda di essere accolto interiormente.

Al centro dell’omelia, il richiamo al senso della storia come luogo dell’agire di Dio. Le reliquie di Sant’Agazio, giunte e custodite nel tempo, non sono frutto del caso: «Sono state considerate un dono della Provvidenza, accolte e custodite con cura estrema».

Da qui l’invito a vivere la festa nella gratitudine, riconoscendo nel Patrono «un indicatore decisivo per il cammino di fede personale e comunitario».

La venerazione del Santo, ha chiarito mons. Maniago, non serve a “ingraziarsi” un protettore, ma a lasciarsi provocare dalla sua testimonianza: «Sant’Agazio è per noi un riferimento e un monito costante a guardare al Signore con la totalità della nostra esistenza».

Da questo sguardo nasce un’esigenza concreta: l’accoglienza fraterna. Il Vangelo – ha ricordato – chiede comunità capaci di contrastare l’egoismo e di aprirsi soprattutto a chi è in difficoltà, dentro e fuori i confini visibili della Chiesa.

«L’amore fraterno è il segnale più autentico della comprensione del messaggio di Cristo».

Infine, il passaggio più esigente: l’accoglienza del Signore nella quotidianità. Come i predecessori accolsero le reliquie «come se fosse Cristo stesso a visitare la comunità», così oggi ogni credente è chiamato a riconoscere la Sua presenza viva nei Sacramenti e nella Parola.

«Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, è il Signore che agisce, parla e si dona a noi».

Da qui la domanda che resta aperta e personale: quanto è attento il nostro cuore? Siamo disposti a lasciarci convertire?

La festa della traslazione si è così conclusa come un invito a spalancare le porte a Cristo, affidando alla intercessione di Sant’Agazio il cammino della Chiesa di Catanzaro-Squillace. Un “sì” rinnovato, silenzioso e concreto, perché – come ha ricordato l’Arcivescovo – solo una fede accolta e vissuta può davvero illuminare la vita.