
È da Serra San Bruno che ha preso avvio la visita pastorale dell’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago. Una scelta carica di significato, che rovescia la logica delle distanze e mette al centro ogni comunità, anche quella apparentemente più lontana.
“Nessuna comunità può essere così distante da non essere nel cuore del vescovo”, ha affermato nell’omelia, indicando nella diocesi una famiglia unita da legami che la geografia non può spezzare.
Una visita che è incontro
Non un atto formale, né una verifica amministrativa. La visita pastorale si presenta, nelle parole del presule, come un tempo di relazione autentica: un “venire a trovare” che richiama le dinamiche semplici e profonde delle nostre case.
Accogliere, ascoltare, condividere: sono queste le coordinate di un cammino che vuole farsi prossimo alle persone, alle loro attese e alle loro fatiche. Un tempo più disteso, in cui il dialogo diventa occasione di crescita reciproca.
Il cuore: Cristo vivo nella comunità
Al centro della riflessione, la verità essenziale della fede cristiana: Cristo è vivo. Non un ricordo del passato, ma una presenza reale che si manifesta nei segni dell’Eucaristia.
L’altare, il pane spezzato, il tabernacolo: segni concreti che parlano di una vicinanza che non viene meno. “Quel pane è per voi”, ha ricordato l’arcivescovo, richiamando il senso più profondo della Messa come luogo in cui il Signore dona se stesso e invita alla comunione.
Accanto all’altare, il crocifisso e il cero pasquale diventano immagini eloquenti: l’amore che si dona fino alla fine e la luce che illumina il cammino.
Riscoprire le radici per vivere il presente
Nel tempo pasquale risuona con forza la parola di Gesù: “Io sono la via”. È una direzione che orienta le scelte quotidiane, spesso complesse, che accompagnano ogni stagione della vita.
Mons. Maniago ha richiamato una immagine familiare: quella degli emigranti, legati alla loro terra d’origine. Così anche il cristiano è chiamato a tornare alle radici della propria fede per trovare forza e orientamento.
La fede, infatti, non si esaurisce nei momenti celebrativi, ma si traduce nella vita concreta: nelle relazioni, nel lavoro, nelle responsabilità quotidiane.
Comunità vive, oltre le strutture
Uno dei passaggi più incisivi dell’omelia ha riguardato il volto delle comunità cristiane. Le chiese, pur belle e curate, restano segni. Ciò che conta davvero è una comunità viva, capace di testimoniare il Vangelo.
Una comunità che non si accontenta del “si è sempre fatto così”, ma che sa generare novità evangelica, anche andando controcorrente rispetto a una cultura spesso disorientata.
Costruire sulla pietra angolare
Il richiamo finale è stato forte e diretto: costruire su Cristo. L’immagine della pietra angolare diventa criterio di verifica per la vita personale e comunitaria.
Senza questo fondamento, tutto rischia di crollare; con esso, invece, la vita trova stabilità e senso. Da qui l’invito a non dimenticare mai ciò che si celebra: “Fate questo in memoria di me”.
Un’esortazione che supera i confini della liturgia e accompagna il credente nella quotidianità.
Un tempo di grazia per l’Arcidiocesi
L’avvio della visita pastorale si configura così come un tempo favorevole, un’occasione per rinnovare la fede e rafforzare i legami ecclesiali.
Da Serra San Bruno parte un cammino che coinvolgerà l’intera diocesi, chiamata a riscoprirsi comunità viva, fondata su Cristo e capace di guardare al futuro con speranza.

