Prosegue nella Presila catanzarese la Visita pastorale dell’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago alle comunità della Vicaria di Gimigliano-Taverna. Il cammino ha fatto tappa a Pentone, coinvolgendo anche le comunità di Fossato Serralta, Maranise e Sorbo, in una giornata scandita dall’incontro con le persone, dall’ascolto delle realtà parrocchiali, dalla visita agli ammalati e dalla celebrazione dell’Eucaristia.
Ad accogliere l’Arcivescovo don Giuseppe Soluri, parroco di Pentone, insieme al viceparroco don Jerome Masinzo, e don Salvatore Scalise, parroco delle altre tre comunità. Presenti anche i sindaci dei rispettivi centri e rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri.
La Visita pastorale continua così a entrare nella vita concreta delle comunità, raggiungendo non soltanto quanti partecipano abitualmente alla vita ecclesiale, ma anche chi vive situazioni di fragilità. Particolarmente significativa, in questo senso, la visita agli ammalati, attraverso la quale Mons. Maniago ha voluto manifestare personalmente la vicinanza e la premura della Chiesa.
Una comunità credibile se vive la comunione
Nell’incontro con i gruppi parrocchiali, l’Arcivescovo ha posto l’accento soprattutto sulla comunione fra tutti i fedeli.
Gruppi, associazioni, ministeri e differenti sensibilità costituiscono una ricchezza nella misura in cui non diventano realtà chiuse in se stesse, ma contribuiscono alla crescita dell’intera comunità. Da qui l’invito a superare individualismi e divisioni per imparare sempre più a riconoscersi parte dell’unica Chiesa.
Per Mons. Maniago si tratta di una questione che riguarda direttamente la testimonianza cristiana: una comunità deve esprimere concretamente la comunione per poter essere credibile agli occhi del mondo. Prima ancora delle parole e delle iniziative, sono la fraternità, l’accoglienza reciproca e la capacità di camminare insieme a mostrare la forza trasformante del Vangelo.
Un richiamo particolarmente significativo per le realtà della Presila, dove la parrocchia continua a rappresentare un importante luogo di incontro, di appartenenza e di custodia dei legami.
Tutto parte dall’Eucaristia domenicale
La comunione, tuttavia, non nasce semplicemente dalla buona volontà. L’Arcivescovo ne ha indicato con chiarezza la sorgente: l’Eucaristia, e in particolare la Messa domenicale.
È la domenica il momento nel quale la comunità si riconosce come tale: persone diverse si raccolgono attorno alla stessa Parola e alla stessa mensa, ricevono lo stesso Pane e riscoprono di appartenere all’unico Corpo di Cristo.
Tutto parte dall’Eucaristia. La Messa domenicale non può essere considerata una delle tante attività della parrocchia, perché è il centro dal quale tutte le altre ricevono significato e forza. È lì che la comunità viene continuamente generata e da lì riparte per vivere la fraternità, il servizio e la missione nella quotidianità.
San Francesco: spogliarsi per fare spazio al Signore
La celebrazione della Santa Messa nel giorno di San Francesco d’Assisi ha offerto a Mons. Maniago l’occasione per soffermarsi sulla radicalità evangelica del Poverello.
Francesco fu talmente innamorato di Gesù da arrivare a spogliarsi anche fisicamente di tutto. Un gesto che non chiede naturalmente di essere ripetuto materialmente, ma che continua a interrogare ogni cristiano sul proprio rapporto con Dio.
Quello spogliarsi diventa allora soprattutto un movimento interiore: liberarsi da ciò che riempie il cuore e impedisce al Signore di abitarlo pienamente. Spogliarsi delle proprie sicurezze, dell’egoismo, della pretesa di mettere sempre se stessi al centro, per lasciare spazio a Cristo.
Nella figura di Francesco, dunque, l’Arcivescovo ha indicato non soltanto un santo da ammirare, ma una strada da percorrere: essere così innamorati del Signore da permettergli di diventare realmente il centro dell’esistenza.
Sono richiami che si inseriscono nel cammino della Visita pastorale che prosegue nella Forania di Gimigliano-Taverna e che, comunità dopo comunità, sta offrendo occasioni di incontro, ascolto e verifica della vita ecclesiale.
Anche dalla tappa nella Presila emerge così una direzione precisa: ritrovare nell’Eucaristia domenicale il centro, crescere nella comunione e imparare a “spogliarsi” interiormente per fare spazio al Signore. Perché è dall’Eucaristia che nasce la comunità e dalla comunione vissuta che il Vangelo può diventare una testimonianza credibile nel territorio e nel mondo.


