
Davanti al Crocifisso di San Damiano, simbolo della chiamata di san Francesco a «riparare la casa» del Signore, si è concluso nella Basilica dell’Immacolata il percorso annuale della preghiera di Taizé promosso dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace.
A guidare l’ultimo incontro è stato l’arcivescovo, mons. Claudio Maniago, che ha affidato al Signore una lunga e intensa preghiera di ringraziamento, sintesi del cammino spirituale vissuto durante l’anno.
«Gesù, questa sera l’ultima parola è per te – ha pregato il Vescovo –. Sgorga dal mio cuore, dalla preghiera che in questo momento hai suscitato dentro di me, e voglio dare voce al cuore di questi giovani e di tutte le persone che sono venute anche stasera perché hanno sentito la tua voce».
Fin dalle prime parole emerge il tono dell’intera meditazione, segnata dalla gratitudine: «L’ultima parola che vogliamo pronunciare è: grazie. Grazie perché non smetti mai di stupirci. Grazie perché non ti stanchi mai. Grazie perché continui davvero, con instancabile amore, a dirci quanto ci ami, quanto ci vuoi bene, quanto desideri stare con noi».
Uno dei passaggi più significativi della preghiera riguarda il senso autentico della vita spirituale: «Pregare non è qualcosa a cui siamo costretti, ma è un atto di libertà: il gesto di chi si sente amato e risponde. Pregare è la risposta di chi si sente amato e desidera lasciarsi amare».
L’esperienza di Taizè
Parole che riassumono il significato più profondo dell’esperienza di Taizé, dove il silenzio, il canto e l’ascolto della Parola conducono all’incontro personale con Cristo.
Il Vescovo ha poi richiamato il valore del silenzio, elemento caratteristico di ogni incontro di Taizé: «Ci hai insegnato che il silenzio non è vuoto, ma è colmo di una presenza: la tua. Ci hai insegnato che il silenzio non ha valore soltanto quando si riempie di parole, ma che può essere ricco quando vi risuona una Parola: la tua. Una parola sempre carica d’amore, sempre carica di misericordia».
In un altro passaggio particolarmente suggestivo, mons. Maniago ha ricordato come anche l’immagine del Crocifisso diventi annuncio del Vangelo: «Ci hai insegnato a usare gli occhi non solo per guardare le cose, ma anche per ascoltare qualcuno. Perché tu, anche attraverso questa immagine, ci hai parlato. Le tue braccia aperte ci hanno detto: “Venite” e ci hanno fatto sentire quanto sia vero che noi, affaticati e oppressi, possiamo trovare nelle tue braccia sollievo, comprensione e speranza».
Lo sguardo del Crocifisso, ha proseguito il Vescovo, è quello del Risorto: «Ci hai guardato con questi occhi, che sono i tuoi occhi di Crocifisso risorto: occhi di vita e non di morte, occhi che guardano con misericordia e scrutano nell’intimo».
Il mandato missionario
La conclusione della preghiera si è trasformata in un mandato missionario, proprio davanti al Crocifisso di San Damiano. Riprendendo le parole rivolte a san Francesco, l’Arcivescovo ha affidato a tutta la comunità una consegna precisa: «Andate. Vai, ripara la mia casa. Vai, ripara la tua vita, che è preziosa agli occhi di Dio. Vai, ripara la tua famiglia. Vai, ripara la tua comunità. Vai, ripara il tuo paese. Vai, ripara questo mondo, che ha bisogno di essere ricostruito secondo la parola di verità e di luce che io vi dono».
La preghiera si è conclusa con la certezza della presenza del Risorto: «Abbiamo compreso che la tua parola è vera. E quando hai detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, anche stasera ne abbiamo avuto la prova. Per questo torniamo alle nostre case stupiti e pieni di gioia. E a te, Signore, chiediamo di accompagnarci con la tua benedizione».
Più che un semplice saluto conclusivo, quello di mons. Maniago è stato un vero invio. Il cammino di Taizé termina, ma continua nella vita di ogni giorno, dove la preghiera diventa scelta di libertà, comunione e servizio.

