Sant’Agazio testimone di una vita nuova

Pubblichiamo di seguito il testo dell’Omelia nella Santa Messa per la Solennità di Sant’Agazio, patrono dell’Arcidiocesi e della città di Squillace:

 

Viviamo oggi un momento così importante nel cammino di fede per la nostra comunità ecclesiale e dobbiamo guardare a sant’Agazio come ad un esempio per nutrire la nostra fede, rafforzarla e testimoniare di più e meglio la risurrezione di Gesù. Dobbiamo, in un certo senso, immergerci sempre di più in questo mistero, il mistero della Pasqua, perché è proprio attraverso questa manifestazione del Signore in mezzo a noi che la nostra vita è rigenerata.

Se siamo battezzati è perché anche noi siamo stati come immersi in quella Pasqua, che è diventata la nostra Pasqua, il nostro passaggio a una vita nuova. La prima lettura, oggi, dice proprio questo. È la parola di Gesù, il risorto: «Io faccio nuove tutte le cose».

E il vivere da cristiani vuol dire davvero vivere una vita nuova, dove si abbandona l’uomo vecchio, direbbe san Paolo, cioè un vecchio modo di pensare, vecchio perché fa prevalere sull’uomo certe dinamiche che invece Gesù è venuto ad annullare, anzi, a trasformare.

 

Certamente, prima di Gesù, alcune cose potevano sembrare buone, ma non lo erano; altre, invece, potevano sembrare cattive, o forse non opportune, e invece Gesù le ha promosse come importanti, come all’altezza della dignità di creature di figli di Dio. Davvero Gesù è venuto e ha fatto nuove le cose e se noi vogliamo essere cristiani, in fondo, dobbiamo riconoscere in questo tempo di Pasqua che noi non crediamo in una serie di regole, in una dottrina, magari molto complessa e astratta, ma noi crediamo in Gesù e nella novità che è Gesù per la nostra vita e per la vita dell’umanità.

Credere in Gesù che fa nuove tutte le cose vuol dire credere che il battesimo, che abbiamo ricevuto, ci ha fatti nuovi e, allora, il nostro cammino di fede significa giorno per giorno vivere e, quindi, testimoniare questa novità.

Se la nostra vita non cambiasse secondo il Vangelo, sarebbe come se il battesimo, se questo dono che il Signore ci ha fatto, che scaturisce dalla sua Pasqua, non avesse inciso nella nostra vita e, quindi, sarebbe difficile per noi anche poter vivere quella novità, per esempio, nel rapporto con Dio che ci fa suoi figli, che ci mette davanti a Lui chiamandolo Padre, che vede in Gesù un fratello che cammina con noi e condivide la nostra vita e che accoglie il dono dello Spirito come energia e potenza che continuamente ci dona vita.

Ecco, allora è un tempo prezioso quello che la Chiesa vive in questo momento, perché ci riporta davvero a questa fonte da cui scaturisce la grazia, cioè la vita del Signore che è riversata nella nostra vita e la rende davvero trasfigurata, diversa.

 

E se la festa del nostro patrono cade in questo tempo, non possiamo pensare che sia un caso, ma, in qualche modo, sembra che Sant’Agazio sia per noi il testimone, il nostro testimone, forse il più autorevole, perché è patrono della nostra comunità, sia locale sia diocesana, e come tale è davvero un testimone importante per noi, testimone di una vita nuova, di un cambiamento che Agazio ha fatto proprio incontrando il Signore.

La sua vita è cambiata a tal punto da diventare lui davvero un discepolo del Signore. Tanto Agazio credeva in questo Gesù, che gli aveva cambiato la vita, da essere pronto a seguirlo anche in quell’offerta di sé che è il martirio. Dare la vita per non venir meno a questa novità, per non rinnegare questo nuovo modo di vivere, per non rinnegare questo nuovo incontro con Dio davvero diverso rispetto a qualunque altro incontro presunto con la divinità.

Ecco, allora, a questo testimone, nostro patrono, in questa festa, vogliamo guardare con particolare attenzione, perché vogliamo che lui sia per noi, come sappiamo, innanzitutto un fratello a cui poter chiedere aiuto e a lui, che ha vissuto nella sua vita in maniera così radicale questa novità che è il Vangelo, non possiamo che chiedere tutti gli anni di rinnovare la nostra richiesta, la nostra preghiera, come abbiamo fatto all’inizio della celebrazione attraverso le parole del Signor Sindaco.

Noi vogliamo rinnovare davvero la nostra preghiera, perché Sant’Agazio ci insegni, ci doni la sua fortezza, la sua decisione. Ne abbiamo bisogno perché il nostro vivere da cristiani si deve scontrare esattamente, come sicuramente ha vissuto Agazio, con un mondo che spesso ci getta in faccia cose diverse dalle logiche del Vangelo.

 

Ci troviamo a dover combattere in un mondo in cui i valori del Vangelo, che è vita, che è novità di vita, ancora oggi non sono accolti; anzi, in alcuni momenti addirittura contrastati.

Ci troviamo in mezzo a una società in cui ancora – purtroppo verrebbe da dire – non è stata accolta la novità che porta il Signore e che, nella sua radicalità, è la rinuncia al male in tutte le sue forme, una rinuncia che è possibile per la forza della Pasqua del Signore, perché Gesù morto e risorto vince, vince per noi e, quindi, vince con noi ogni forma di male.

E, invece, vediamo le nostre cronache, anche in queste latitudini della nostra terra in cui ci troviamo! Ancora a doverci confrontare con quelle logiche folli che sono quelle della violenza a livello personale, a livello di gruppo, a livello addirittura di popoli con una conseguenza di dolore, di devastazione inimmaginabile, ma che, nonostante tutto, rimane sempre la stessa. Si dice che addirittura possa essere quasi congenito nell’umanità risolvere i conflitti affrontandosi anche con le armi.

C’è ancora una violenza inaudita con cui si sopprime l’altro semplicemente perché non è più proprietà mia, perché non lo sento più come una mia cosa e si sopprime l’altro anche per divertimento. Una violenza che sembra diventata la manifestazione di una maturità umana: soltanto chi è davvero persona, chi si considera adulto riesce a risolvere i problemi come si devono risolvere, cioè “occhio per occhio, dente per dente”, anzi un po’ di più, perché, in effetti, se c’è una progressione in questo è che non è più una forma di giustizia in questo modo “occhio per occhio, dente per dente”, ma se tu mi fai 10 io ti devo fare 12, 15, 20, molto di più. E se tu mi uccidi 10 uomini, io te ne uccido 20 per farti vedere che sono più forte, in una gara folle che trova il suo godimento nel trovare le modalità con cui farsi del male, con cui minacciare il male. È questo il progresso che la mente umana ha prodotto. C’è da pensare!

E certamente è questo il mondo con cui noi ci troviamo in qualche modo a confrontarci da cristiani. Possiamo noi cristiani sopportare tutto questo? No, non possiamo!

 

Guai a noi se la nostra coscienza, se il nostro cuore si abituasse a queste cose!

Guai a noi se ci abituassimo alla cronaca che ci sbatte continuamente in faccia momenti di violenza a tutti i livelli e perpetrati da tutti come fosse una sorta di piccolo annuncio quotidiano a cui dobbiamo ascoltare in un modo quasi superficiale!

Guai a noi! Se così fosse, davvero questa novità che Gesù ha portato vorrebbe dire che noi l’abbiamo proprio messa da parte. Non pensiamo che ci possa essere una novità, ma ci adagiamo al vecchio e il vecchio è quello che noi vediamo intorno a noi e che produce solo male.

 

Allora a Sant’Agazio noi chiediamo davvero non soltanto le nostre piccole importantissime cose che toccano la nostra vita, i desideri che abbiamo, che ci dia una mano in alcuni nostri problemi che toccano anche la nostra vita personale.

Noi gli chiediamo che ci dia la forza, la forza che lui ha avuto per essere e rimanere testimone della novità di Gesù. Anzi, gli chiediamo di poter essere come lui beati, cioè contenti, felici di resistere al male in tutte le sue forme.

Sì, perché siamo di una fragilità, di una debolezza, nonostante abbiamo accanto a noi il Signore, ci facciamo attrarre dal male e siamo pronti a cedere al male in tutte le sue forme accogliendo, ormai, la consapevolezza che in fondo siamo persone fragili e il mondo va così. No, fratelli e sorelle, la Pasqua del Signore ci dice cose nuove e noi dobbiamo vivere cose nuove.

Nel nostro piccolo e con la nostra persona, nelle nostre relazioni, nelle famiglie, nei nostri paesi, nelle nostre regioni dobbiamo vivere cose nuove. Dobbiamo essere nauseati del vecchio, quel vecchio che porta soltanto male in tutte le sue forme.

Guai a noi se cedessimo a questa tentazione! Beati noi se, invece, resistiamo alla tentazione di farci travolgere dal vecchio che porta al male.

 

Sant’Agazio è forte, è forte nel Signore. Sant’Agazio è per noi, quindi, un grande patrono perché questa fortezza ce la può anche donare o, meglio, insegnare. E noi vogliamo guardare a lui come un esempio che illumini la nostra vita e che renda nuova la nostra vita, il nostro modo di agire, di pensare, di fare, di parlare e, perché no, il nostro modo di vivere insieme.

Sant’Agazio prega per noi.