Squillace, la memoria torna a parlare

La storia non vive soltanto nei monumenti e nelle opere d’arte. A volte è custodita nel silenzio di una carta, nelle pieghe di una pergamena, in una mappa antica capace di restituire confini, luoghi e vicende che hanno attraversato i secoli. È questo il filo conduttore di “Dalla tradizione greca alla rinascita latina. Documenti e controversie territoriali (XI-XIX sec.)”, il nuovo progetto diocesano integrato MAB – Museo, Archivio e Biblioteca – presentato a Squillace nell’ambito dell’edizione 2026.

A moderare l’incontro è stato don Maurizio Franconiere, responsabile dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici e direttore del Museo Diocesano d’Arte Sacra (MU.D.A.S.), che ha accompagnato i diversi interventi mettendo in evidenza il significato del progetto: creare connessioni tra Museo, Archivio e Biblioteca, ma soprattutto «tra ricerca scientifica e comunità, tra patrimonio e territorio, tra memoria e futuro». 

Ad aprire l’incontro è stato il saluto istituzionale dell’assessora alla Cultura del Comune di Squillace, Natascia Mellace, che ha richiamato l’attenzione su una dimensione del patrimonio culturale spesso meno immediatamente percepibile. Accanto a chiese, monumenti e opere artistiche esiste infatti il patrimonio documentario, fatto di carte che continuano a raccontare la storia di una comunità. Conoscere le proprie radici, ha sottolineato la Mellace, consente di leggere con maggiore consapevolezza il presente e di guardare più concretamente al futuro. 

È proprio questa la prospettiva nella quale si inserisce il progetto MAB. Come ha spiegato don Franconiere, Museo, Archivio e Biblioteca non sono realtà separate, ma luoghi diversi attraverso i quali è possibile leggere una stessa storia, accomunati dalla responsabilità di «custodire e trasmettere la memoria». 

Il percorso 2026 prosegue il lavoro sviluppato negli ultimi anni dall’Arcidiocesi: da Cassiodoro e da Vivarium alle testimonianze del pellegrinaggio, dagli antichi culti dell’itinerario giubilare fino alle fonti che oggi permettono di ricostruire trasformazioni, rapporti e controversie dell’antica diocesi di Squillace. 

Il cuore dell’iniziativa è stato affidato agli interventi di Antonio Paonessa, direttore dell’Archivio di Stato di Catanzaro, sul Fondo Cassa Sacra; di Benedetta Trapasso, archivista dell’Archivio Storico Diocesano; e dell’archeologo cristianista Dante Palmerino, che ha approfondito le controversie territoriali tra le diocesi di Squillace e Gerace. 

Particolarmente suggestivo il filo scelto da Benedetta Trapasso: «La memoria prende forma nelle carte e continua a parlare nel tempo». I documenti conservati nell’Archivio Storico Diocesano consentono infatti di attraversare una storia complessa, nella quale si intrecciano il regio patronato sulla sede vescovile, le controversie sui confini, la giurisdizione ecclesiastica e la vita concreta delle comunità. 

Le carte fanno emergere una geografia che non è soltanto ecclesiastica. Dietro la parola “confini” compaiono paesi, chiese, comunità, patrimoni, diritti e appartenenze. Mappe e documenti trasformano così questioni apparentemente lontane in una storia ancora riconoscibile nel territorio calabrese. 

L’approfondimento di Dante Palmerino ha permesso di seguire le controversie territoriali attraverso fonti manoscritte e a stampa, integrate dalla documentazione della Cassa Sacra, attiva dopo il terremoto del 1783. Le ricerche mostrano come le questioni tra Squillace e Gerace avessero radici ancora più antiche, risalendo almeno agli inizi del Settecento, e riguardassero concretamente territori e comunità poste lungo il confine meridionale della diocesi. 

Ne emerge una storia nella quale dimensione religiosa, amministrativa e sociale sono strettamente intrecciate. Le antiche mappe, i diplomi, gli atti giuridici e le memorie ecclesiastiche non sono dunque reperti immobili, ma strumenti attraverso i quali ricostruire la formazione del territorio e comprendere le relazioni tra Chiesa e comunità nel corso dei secoli.

Il progetto trova il suo naturale compimento nella mostra documentaria allestita presso il Museo Diocesano di Squillace, dove i visitatori possono incontrare direttamente alcune delle testimonianze illustrate durante l’incontro. È il passaggio, come ha ricordato don Franconiere, «dall’ascolto alla visione». 

Ed è forse proprio qui il significato più profondo dell’iniziativa. Conservare non significa chiudere il passato in un archivio, ma renderlo nuovamente accessibile. Quando Museo, Archivio e Biblioteca dialogano, le carte smettono di essere soltanto documenti antichi e tornano a raccontare persone, luoghi e identità. La memoria diventa così patrimonio vivo: non nostalgia di ciò che è stato, ma uno strumento per comprendere chi siamo e consegnare alle generazioni future la storia di una comunità.