Un momento di preghiera, riconciliazione e comunione ecclesiale ha accompagnato la visita pastorale nella Vicaria di Gimigliano-Taverna. Nella chiesa di “Santa Caterina Vergine e Martire” a San Giovanni d’Albi (CZ) si è tenuta la celebrazione penitenziale che ha riunito i fedeli della zona sinodale composta dalle comunità di San Giovanni d’Albi, Albi e Taverna.
Prima di dare inizio alle confessioni individuali, l’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, S.E. Mons. Claudio Maniago, ha proposto una riflessione sul significato della comunione nella Chiesa e, soprattutto, sul valore del sacramento della Riconciliazione, invitando i fedeli a riscoprirlo non come un obbligo, ma come un dono attraverso il quale sperimentare concretamente l’amore e il perdono di Dio.
La Chiesa come un edificio fatto di molti mattoni
Il primo pensiero è stato rivolto alla comunione tra le diverse comunità. L’Arcivescovo ha utilizzato l’immagine dell’edificio per spiegare come ogni comunità sia chiamata a non vivere isolatamente, ma a sentirsi parte di una realtà ecclesiale più grande.
Ogni comunità è come un mattone: da solo non può costruire un edificio. Sono i mattoni messi insieme a dare forma, consistenza e volto alla costruzione. Allo stesso modo, la Chiesa nasce e cresce attraverso comunità capaci di incontrarsi, sostenersi e riconoscersi parte dell’unico popolo di Dio.
In questa prospettiva si inserisce anche la presenza del Vescovo durante la visita pastorale. Il suo ministero diventa segno di quell’unità che tiene insieme le diverse realtà ecclesiali, ricordando che, pur nella ricchezza delle singole parrocchie, «la Chiesa è una sola e uno solo è il Signore».
La celebrazione penitenziale è diventata così una vera esperienza di comunione, vissuta insieme da fedeli appartenenti a comunità differenti ma uniti dalla stessa fede.
Le chiese custodiscono una presenza
Nel suo intervento il Presule ha rivolto anche un apprezzamento alla chiesa di Santa Caterina, sottolineandone la bellezza nonostante appartenga a una comunità di piccole dimensioni.
Ma proprio dalla bellezza dell’edificio sacro è nato un ulteriore spunto di riflessione. Una chiesa, per quanto bella, trova il proprio significato più profondo nella comunità che la vive e nella presenza del Signore che essa custodisce.
L’edificio diventa così il segno visibile di uno “scrigno” ancora più prezioso: quello che ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati a custodire nel proprio cuore. Senza una comunità viva, capace di custodire la presenza di Cristo, anche una splendida chiesa rischierebbe di rimanere soltanto un’opera bella da contemplare.
La confessione non è «una tassa da pagare»
Il cuore della riflessione è stato dedicato al sacramento della Riconciliazione. Mons. Maniago ha invitato a superare una concezione della confessione vissuta soltanto come dovere periodico o come passaggio necessario per poter ricevere la Comunione.
«Il perdono del Signore è un dono prezioso», ha ricordato, mettendo in guardia dalla tentazione di considerare la confessione «una tassa da pagare».
Il sacramento, invece, è stato descritto attraverso l’immagine di un diamante: qualcosa di prezioso da cercare, custodire e riscoprire lungo il proprio cammino di fede.
L’Arcivescovo ha richiamato anche l’esempio dei santi, che cercavano frequentemente il sacramento della Riconciliazione non semplicemente perché avessero gravi colpe da confessare, ma perché desideravano sperimentare nuovamente l’amore misericordioso di Dio.
L’abbraccio di un Dio che non si stanca dell’uomo
È proprio l’amore di Cristo, infatti, il vero centro della confessione. Non soltanto il peccato dell’uomo, ma soprattutto un Dio che continua ad accogliere, perdonare e rialzare.
La confessione diventa allora un «abbraccio d’amore», nel quale il credente può sperimentare che il Signore continua a volergli bene nonostante le fragilità, le povertà e i peccati che accompagnano la vita di ciascuno.
«Il Signore non si stanca mai di noi»: questo uno dei passaggi centrali della riflessione. Se nei rapporti umani la pazienza può venir meno e le ferite possono essere conservate a lungo, la misericordia di Dio segue una logica differente. Dio accoglie nuovamente chi ritorna a Lui.
Anche le parole pronunciate dal sacerdote durante l’assoluzione assumono così un significato particolare. Attraverso il ministero della Chiesa è Cristo stesso che perdona, abbraccia e rimette in piedi la persona.
Un “ricostituente” per il cammino cristiano
Mons. Maniago ha infine proposto un’altra immagine semplice ma efficace: quella del ricostituente. Come qualcosa che restituisce energie per affrontare il cammino, così il perdono sacramentale sostiene il cristiano e lo riporta alla consapevolezza della propria dignità battesimale.
Nel perdono, Dio torna a ricordare a ciascuno: «Tu sei figlio».
La celebrazione penitenziale di San Giovanni d’Albi ha assunto così un significato particolare all’interno della visita pastorale nella zona sinodale. Non soltanto un appuntamento liturgico, ma l’occasione per riscoprire insieme uno dei doni fondamentali della vita cristiana e rafforzare quella comunione che lega le singole parrocchie alla Chiesa nella sua interezza.
Un invito, infine, a non lasciare che la confessione diventi un’abitudine svuotata del suo significato o un sacramento da ricordare soltanto occasionalmente. Il perdono, ha ricordato l’Arcivescovo, è un tesoro da custodire gelosamente: un «diamante» affidato alla vita della Chiesa e al cammino di ogni credente.


