Servo di Dio Paolo D’Ambrosio (1432-1489)

Paolo D’Ambrosio nacque a Cropani (Catanzaro) il 24 gennaio1432 da pii e onesti genitori, dai quali fu educato al timore, all’osservanza dei precetti e della legge di Dio. Scrive padre Francesco Bordoni, suo biografo: “Qui illum in doctrina christiana educatur, docentes timere Deum, et servare eius mandata; in sua iuventute nihil puerile egit”. In lui si manifestò, quindi, presto maturità di giudizio e di comportamento.

Padre Giovanni Fiore, altro biografo, dice di lui: “(Ebbe) senno, modestia e virtù […]; applicato alle umane lettere, sembrò di averle divorate”.

Nella sua giovinezza Paolo si distinse tra gli altri coetanei per saggezza, obbedienza, grande prudenza. Preferiva conversare con persone sagge e timorate di Dio ed i suoi colloqui vertevano su letteratura e virtù. Quando non era impegnato con la scuola, ogni ritaglio di tempo lo destinava alla preghiera in qualche chiesa. Compiva i vari servizi domestici, acconci all’età, non solo per i suoi genitori, ai quali ubbidiva ai semplici cenni, ma anche per chi avesse bisogno di lui. Per le fattezze del volto assai bello e per la bontà del suo comportamento era chiamato “Angelo”. Destava meraviglia per chi lo osservava. Per lui tutti presagivano un futuro nobile e glorioso ed il pensiero più comune era che sarebbe stato un gran santo religioso del chiostro: “Richiamava a sé i sguardi d’ogni ceto di persona per la perfetta morigeratezza de’ suoi costumi” (Anonimo, altro biografo).

Quando ebbe circa 18 anni prese la decisione di dedicarsi al servizio di Dio per tutta la vita. Scelse di entrare nel Convento di San Salvatore fondato da poco a Cropani, dei Frati dell’Ordine della Penitenza, detto Terzo Ordine Regolare di San Francesco. I Frati Terziari non vivevano sempre in convento, ma conducevano anche vita semi eremitica nelle grotte circostanti, oppure percorrevano i dintorni predicando la pace e la penitenza.

Dal Noviziato al Presbiterato, i fatti così sono sintetizzati da padre Francesco Bordoni: “Reso soldato di Cristo nella osservanza religiosa […] assiduamente si dedicava al silenzio, alla preghiera, alla meditazione delle realtà divine, ai digiuni e alla mortificazione corporale […]; per obbedienza dei superiori fu ordinato sacerdote nel 1458 a 26 anni.

Avrebbe voluto seguire l’esempio del suo serafico padre San Francesco d’Assisi; per umiltà avrebbe voluto non essere ordinato. “Si reputava tutt’affatto indegno” (Anonimo). Ma “al solo imperio dell’ubbidienza” accettò (Fiore). Ogni giorno offriva a Dio il Sacrificio immacolato, la santa Messa, con grande spirito e devozione “eximia pietate” (Vernon, altro biografo).

Così scrive il Fiore: “Ordinato adunque sacerdote ed eletto guardiano del convento, era troppo frequente il concorso dei popoli, quali se gli affollavano, chi per consiglio dell’anima, chi per consolo nei travagli […] molti anche senza favellare si udivano discoverta la cagione della loro andata, e il rimedio preparato ai loro bisogni”.

Molti accorrevano a lui, perché era un’espertissima guida spirituale, “peritissimum conscientiae moderatorem” (Vernon). Di chiunque prevedeva i bisogni, scrutandone la mente e i desideri del cuore “intima cordis arcana” (Vernon), “senza anche favellare” (Fiore). Li ascoltava con cortesia e dava loro senza indugio e a modo “sine mora et perinde” (Vernon) chiare risposte per la loro salute.

Riconciliava con facilità e con poche parole “facili negotio – brevi eius sermocinatione” (Bordoni) coloro che avevano dissidi. E questi, per la sua azione cessavano.

La stima dei suoi confratelli fece sì che Paolo venisse eletto più volte guardiano del convento. Egli accettò l’incarico “per semplice ubbidienza, suo malgrado” (Anonimo). Come Superiore curò che la Regola fosse osservata dai suoi frati. Ad essi predicava non tanto con le parole, ma con le opere e il buon esempio; con la persuasione li conduceva alla perfezione della vita religiosa, promuovendo un percorso di santità “subditosque in sanctitatis semitam promovit” (Vernon). Correggeva i frati in modo egregio “mores egregie reformabat”, con gran piacevolezza e prudenza (Bordoni), con beneficio di tutti, perché la sua azione e la sua parola erano efficaci “potens in opere et sermone” (Bordoni).

Il 1477 Fra Paolo D’Ambrosio, fra Bernardino Negra e fra Ludovico de Marco aprirono l’eremo di Santa Maria di Loreto a Terranova (Bordoni).

Fra Paolo, però, dimorò la maggior parte della sua vita “maiore parte temporis” (Bordoni) nel convento di Santa Maria dello Spirito Santo di Scavigna, nel territorio di Belcastro, luogo assai lontano dall’abitato e più adatto alla preghiera, al silenzio e alla contemplazione (“conventino di molta santità”). Qui, rispetto al convento di San Salvatore, ebbe maggiore comodità di servire Dio, pregando e contemplando la Passione di Gesù. Fece questa scelta di rifugiarsi nell’eremo di Scavigna perché “più gustava la famigliare conversazione del suo Signore, che quella degli uomini” (Fiore). Aborriva, infatti, i concorsi degli uomini. Questi li accettava solo se si “frammezzavano gli interessi di Dio […]. Ma quanto egli studiava come sepellirsi fra le tenebre delle solitudini, tanto più studiava il Cielo come discoprirlo con la Luce de’ suoi favori” (Fiore).

Il biografo anonimo ricorda che fra Paolo scelse di ritirarsi a Scavigna, perché sentiva necessario “evitare il concorso del popolo che correva da vicine e rimote contrade alla sua cella e si beava nel conversare e nell’avvicinare un Uomo, che per l’esercizio delle sue grandi virtù, e per i prodigi che il Signore per mezzo di lui operava, si era reso il Taumaturgo nelle sue vicinanze”.

Nell’eremo, e particolarmente nelle vicine grotte, il Beato ebbe agio di fare penitenza e contemplazione: “mortificava il suo corpo con lunghi digiuni, discipline, cilici e flagelli per mantenerlo soggetto alla ragione” (Bordoni).

Il 1488 fra Paolo accompagnò il provinciale fra Bernardino da Bisignano al Capitolo generale che si tenne a Lodi, in Lombardia. Nel lungo viaggio ebbe modo di visitare i santuari di Assisi e di Loreto. Nel percorso di ritorno, a Roma, mentre celebrava Messa nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, in visione ebbe modo di assistere il padre morente. Ritornato a Cropani, dopo qualche mese morì. Gli ultimi giorni di fra Paolo vengono descritti dal Fiore: “Ritiratosi dalla conversatione dei suoi religiosi, s’applicò con più fervore alla contemplazione de’ divini misteri; purificò la sua coscienza col lavacro della penitenza, e preparò ogni altra cosa, qual gli parve necessaria per quell’ultimo passaggio. Intanto, sorpreso da una leggerissima febbricciola, in cinque giorni rese lo spirito al Signore li 24 gennaio 1489, avendo prima fatto un acceso discorso a quei suoi religiosi sopra il buon esempio dovuto a loro prossimi, e sulla puntuale osservanza della regola già promessa a Dio, ed al lor Padre S. Francesco”. Il Vernon afferma che Dio gli aveva rivelato il giorno della morte e dice anche che egli si sciolse dai legami del corpo feliciter. Fu sepolto sotto l’altare della chiesetta di San Salvatore. Dopo la morte, tanti furono i prodigi attribuitigli. Il suo culto prosegue a Cropani da più di cinque secoli.

A voce di popolo è stato sempre chiamato “beato Paolo”.

Contemplazione, carità, consiglio, penitenza, silenzio, umiltà, purezza di costumi furono le caratteristiche spirituali di fra Paolo D’Ambrosio.

La Causa di beatificazione, più volte iniziata a livello diocesano nel 1825, nel 1830, nel 1868, nel 1879, nel 1939, è stata avviata ancora una volta nel 1982 e conclusa il 1996. Mons. Vincenzo Bertolone ha avviato una nuova Inchiesta suppletiva nel 2011-2012.

Ottenuto dalla Congregazione delle cause dei Santi il Decreto di validità il 24 gennaio 2014, Padre Pasquale Pitari aveva scritto la Positio super vita, virtutibus, fama sanctitatis necnon cultu ab immemorabile tempore praestito.

Non essendoci i documenti originali del ‘1400 (perché dispersi), il Relatore romano non ha accettato come soddisfacenti i documenti degli storici del 1600, benché questi espressamente facessero riferimento ai documenti del 1400 che erano presso di loro.

Su indicazione del Postulatore Romano, Padre Milan, nel mese di novembre 2018 l’Arcivescovo Mons. Bertolone ha inoltrato la petizione a Papa Francesco per una beatificazione equipollente. Il Dicastero dei Santi, a cui l’Arcivescovo aveva consegnato copia del testo papale, ha rinnovato il suo non luogo a procedere perché non si hanno i documenti coevi. La causa potrebbe essere ripresa.

 

Preghiera
O Dio, Padre Onnipotente,
che ci hai dato da mezzo millennio
Paolo D’Ambrosio, frate e sacerdote,
che in vita, sulle orme di Francesco,
pacificò le genti accolte con amore,
e le guarì da grande taumaturgo
sì che la sua fama travalicò
l’angusto spazio d’eremitica cella.
Tu, o Signore che l’hai chiamato
a servirti nei più poveri,
fa’ che per tua gloria e a tua lode,
sia riconosciuto beato
sì che possa essere invocato
da ogni infelice
che per sua intercessione a te
si volge per ottener la grazia
che lenisca il dolore. Amen.

 

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