
«In cammino insieme», come i discepoli sulla strada di Emmaus. È l’icona evangelica che accompagna l’Assemblea Diocesana dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, riunita oggi al Mirabeau Park Hotel di Gasperina (CZ) per affrontare uno dei nodi centrali della vita pastorale: il rinnovamento degli itinerari di iniziazione cristiana.
È una scelta che dice già molto della direzione indicata dall’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago. La Chiesa diocesana non è chiamata semplicemente a riscrivere programmi o a modificare qualche passaggio della catechesi, ma a mettersi nuovamente in cammino, lasciandosi interrogare dalla realtà e riconoscendo, come accadde ai due discepoli, la presenza del Risorto che si fa compagno di strada.
Emmaus diventa così immagine di uno stile pastorale: camminare accanto, ascoltare, rileggere la vita alla luce della Parola, spezzare il pane e ripartire verso la comunità. È dentro questo orizzonte che Maniago ha voluto collocare il discernimento diocesano sull’iniziazione cristiana, dopo il confronto vissuto nelle foranie e nel solco del cammino sinodale.
Non preparare ai sacramenti, ma alla vita cristiana
Dopo l’accoglienza e il momento di preghiera, don Ivan Rauti ha richiamato il senso del cammino sinodale e don Ferdinando Fodaro ha presentato la comunità cristiana come luogo generativo della fede.
Il cuore della mattinata è stato quindi affidato a don Francesco Vanotti, presbitero della diocesi di Como, direttore dell’Ufficio per la Catechesi e membro dell’équipe della Scuola nazionale per formatori all’evangelizzazione e alla catechesi. La domanda posta alla diocesi è già un programma: «Quale visione di iniziazione alla vita cristiana?».
Vanotti ha indicato alcuni passaggi decisivi. Il primo è «dai sacramenti alla vita cristiana»: non preparare soltanto a celebrare un sacramento, ma accompagnare a diventare cristiani. Un cambio di prospettiva che chiede di superare una pastorale costruita prevalentemente attorno alle scadenze sacramentali.
Una fede che non può più essere presupposta
Altrettanto significativo il passaggio «dalla trasmissione presupposta al primo annuncio». In un contesto profondamente mutato non si può più dare per scontata la fede: Cristo deve continuamente essere annunciato come buona notizia capace di raggiungere e trasformare l’esistenza.
E ancora: «dalla classe alla comunità». Bambini e ragazzi devono progressivamente fare esperienza di una comunità cristiana reale. L’iniziazione non riguarda quindi soltanto catechisti, sacerdoti e famiglie, ma interpella l’intera comunità ecclesiale sulla propria capacità di generare alla fede.
Dalla lezione all’esperienza
Il quarto passaggio sintetizza forse meglio la sfida: «dalla lezione all’esperienza». Parola, liturgia, preghiera, carità, fraternità, servizio, silenzio e testimonianza diventano linguaggi concreti dell’iniziazione. La fede non è soltanto qualcosa da conoscere: è un incontro da vivere e un’esistenza nella quale entrare.
Nel pomeriggio saranno i tavoli sinodali a raccogliere provocazioni, esperienze e proposte, prima delle conclusioni affidate all’Arcivescovo.
L’Assemblea, dunque, non consegna semplicemente un nuovo schema catechistico. Apre un cantiere. E l’immagine di Emmaus ne indica già il metodo: una Chiesa che non aspetta soltanto nelle proprie strutture, ma si mette sulla strada, ascolta le domande, annuncia Cristo, spezza il pane e ritrova nella comunità la gioia della missione.
Comunità Nuova seguirà l’Assemblea con ulteriori approfondimenti sulla relazione di don Francesco Vanotti, sui tavoli sinodali e sulle conclusioni dell’Arcivescovo.

