Il Cammino Sinodale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace

Che cos’è? 
Uno dei frutti del Concilio Vaticano II è stata l’istituzione del Sinodo dei Vescovi. Mentre finora il Sinodo dei Vescovi si è svolto come un’assemblea di vescovi con e sotto l’autorità del Papa, la Chiesa si rende sempre più conto che la sinodalità è un cammino per tutto il Popolo di Dio. Quindi il processo sinodale non è più soltanto un’assemblea di vescovi ma un cammino per tutti i fedeli, in cui ogni Chiesa locale ha una parte essenziale da svolgere. Il Concilio Vaticano Il ha rafforzato la consapevolezza che tutti i battezzati, sia la gerarchia che i laici, sono chiamati a partecipare attivamente alla missione salvifica della Chiesa (Lumen Gentium 32-33)

 

Chi coinvolge?
Insieme, tutti i battezzati sono il soggetto del sensu fidelium, la voce via del Popolo di Dio. Allo stesso tempo, per partecipare pienamente all’atto di discernimento, è importante che i battezzati ascoltino le voci di altre persone nel loro contesto locale, compresi coloro che hanno abbandonato la pratica della fede, persone di altre tradizioni di fede, persone che non hanno alcun credo religioso, ecc. Perché, come afferma il Concilio: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gaudium et Spes 1).

 

In che modo?
Se l’ascolto è il metodo del processo sinodale e il discernimento è il suo scopo, allora la partecipazione è il suo percorso. Favorire la partecipazione ci porta ad uscire da noi stessi per coinvolgere altri che hanno opinioni diverse dalle nostre. Ascoltare coloro che hanno le nostre stesse opinioni non porta alcun frutto. Il dialogo implica l’incontro con opinioni diverse. Infatti, Dio spesso parla attraverso le voci di coloro che possiamo facilmente escludere, emarginare o sminuire. Dobbiamo sforzarci in modo speciale per ascoltare coloro che possiamo essere tentati di vedere come non importanti e coloro che ci costringono a considerare nuovi punti di vista che possono cambiare il nostro modo di pensare.

 

Quali sono i passi da compiere?
La prima fase del processo sinodale è una fase di ascolto nelle Chiese locali. In ogni diocesi un’equipe nominata dal Vescovo svolgerà anche la funzione di collegamento tra la diocesi e le parrocchie, così come tra la diocesi e la conferenza episcopale. Le Chiese locali sono invitate a fornire le loro risposte alla propria conferenza episcopale per permettere di mettere insieme le idee entro la scadenza fissata ad aprile 2022. In questo modo, le Conferenze episcopali e i Sinodi delle Chiese orientali potranno, a loro volta, fornire una sintesi al Sinodo dei Vescovi. Questo materiale sarà riassunto e utilizzato come base per la redazione di due documenti di lavoro (noti come Instrumentum laboris). Infine, l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi si terrà a Roma nell’ottobre 2023.

 

Perché?
Questo cammino percorso insieme ci chiamerà a rinnovare le nostre mentalità e le nostre strutture ecclesiali per vivere la chiamata di Dio per la Chiesa in mezzo agli attuali segni dei tempi. Ascoltare l’intero Popolo di Dio aiuterà la Chiesa a prendere decisioni pastorali che corrispondano il più possibile alla volontà di Dio. La prospettiva ultima per orientare questo cammino sinodale della Chiesa consiste nell’essere al servizio del dialogo di Dio con l’umanità e percorrere insieme la via per il Regno di Dio. In sintesi, questo processo sinodale mira a muoversi verso una Chiesa che sia più fruttuosamente al servizio della venuta del Regno dei Cieli.