La Reliquia Maggiore di San Francesco visita la Città di Catanzaro

Una partecipata ed intensa veglia di preghiera, presieduta dall’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago, si è svolta ieri, domenica 14 gennaio, sera presso la parrocchia “Conventino di Sant’Antonio” di Catanzaro in occasione della presenza della Reliquia Maggiore che rappresenta il pezzo di stoffa più ampio su cui è impresso il sangue di San Francesco.

 

Mons. Maniago ha offerto ai tanti fedeli presenti una toccante e significativa riflessione: “Certamente stasera l’emozione è senz’altro grande nell’aver ascoltato la Parola del Signore, ma anche nel sentire la vicinanza di San Francesco perché le reliquie, lo sappiamo, sono dei doni che ci vengono lasciati e servono non tanto per diventare strumenti magici, ma sono per noi dei segni importanti che ci riportano la grande realtà. Stasera questa preziosissima reliquia ci ricorda che Francesco era un uomo dell’incarnazione, un uomo che aveva incontrato Gesù, che lo aveva davvero toccato nella sua vita e che Gesù aveva spogliato di tante cose inutili e superficiali. Un Dio che nella concretezza gli aveva stravolto l’esistenza e che proprio nella concretezza della carne il segno della sua vicinanza e quanto fosse importante quella compassione che caratterizzava l’amore di Francesco per il suo Signore”.

“Credo che il dono delle stimmate – ha continuato l’Arcivescovo – non fossero solo un dono fatto a un amante come era Francesco di Gesù, ma anche una risposta che il Signore ha dato a Francesco, una risposta di qual era la strada su cui doveva camminare il carisma francescano, ossia vivere concretamente la vita cristiana e viverla a immagine del Signore Gesù, imitando il Signore. In questo il messaggio che ha ricevuto Francesco, che lui ci consegna con le stimmate è davvero forte”.

 

L’Arcivescovo ha continuato ricordando ai presenti che “le ferite e le stimmate per san Francesco non hanno significato banale sofferenza, bensì compassione, vivere cioè la passione di Gesù e vivere la vita con passione, che vuol dire anche, con gli anni che passano, accogliere i momenti duri, faticosi anche di sofferenza che non mancano a nessuno, ma che al tempo stesso non sono mai l’ultima parola.

San Francesco ha impresso in sé l’immagine più bella di Gesù, quella del crocifisso; un’immagine che parla di amore, di un amore grande che non si stanca mai neanche di fronte alla morte di croce che era l’offesa più grande che si poteva fare a un amore, quella di inchiodarlo. E diventa invece per noi il dono più grande, il segno che accompagnerà il popolo di Dio sulle vie della salvezza. È un segno che non deve starci soltanto davanti agli occhi, ma che deve starci impresso nella vita“.

 

Mons. Maniago ha concluso sottolineando che “l’emozione di sentire stasera vicino Francesco si trasforma; attraverso di lui, come attraverso davvero un vetro limpidissimo, scorgiamo il volto di Gesù che una volta dice la fedeltà e la grandezza del suo amore. Un amore che non si ferma di fronte a niente, neanche di fronte alla bestemmia più grande, all’odio più intenso, alle tenebre. Occorre quindi cambiare interiormente per poter vivere con intensità e responsabilità la nostra vita di cristiani“.