Mons. Maniago: «Non basta ricevere i sacramenti, occorre incontrare Cristo»

L’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace apre a Catania la Settimana Liturgica Nazionale richiamando la Chiesa alla sfida dell’iniziazione cristiana: «Le famiglie chiedono spesso il sacramento, ma non chiedono Gesù Cristo».

Non preparare semplicemente ai sacramenti, ma generare alla vita cristiana. È attorno a questa prospettiva che Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, ha sviluppato la sua omelia nella celebrazione di apertura della Settimana Liturgica Nazionale a Catania.

Partendo dal racconto degli Atti degli Apostoli, Mons. Maniago ha riportato l’assemblea all’esperienza originaria della Chiesa. Dopo l’annuncio di Pietro, la reazione degli ascoltatori è immediata: la Parola interpella la vita e suscita una domanda concreta, quella su cosa fare. Da qui prendono forma la conversione, il Battesimo, l’accoglienza della Parola e la nascita di una comunità radunata attorno agli apostoli, alla frazione del pane e alla preghiera.

Pentecoste, ha ricordato l’Arcivescovo, non rappresenta dunque un episodio concluso nel passato, ma un principio generativo che continua ad attraversare la storia della Chiesa. Spirito, Parola e gesto restano inseparabili: è da questa relazione che nascono comunità capaci di accogliere il Vangelo e di portarlo fino a «quelli che sono lontani».

È proprio dentro questa dinamica che si colloca il tema dell’iniziazione cristiana, al centro della Settimana Liturgica. Mons. Maniago ha richiamato il Catechismo della Chiesa Cattolica per ricordare che diventare cristiani significa compiere un itinerario fatto di annuncio della Parola, conversione, professione di fede, Battesimo, dono dello Spirito e partecipazione all’Eucaristia.

Una prospettiva che obbliga oggi a fare i conti con un cambiamento profondo. Quello che fino a pochi decenni fa poteva apparire come un patrimonio cristiano quasi naturalmente trasmesso tra le generazioni non può più essere dato per scontato.

È anche da questa consapevolezza, ha sottolineato l’Arcivescovo, che nasce nella Chiesa italiana il «Cantiere per l’iniziazione cristiana» e si comprende il contributo che la Settimana Liturgica di Catania è chiamata a offrire.

Il punto decisivo è netto: «L’obiettivo dell’itinerario di iniziazione cristiana non è il sacramento da celebrare, ma la vita cristiana che nasce dal sacramento celebrato».

Preparare al Battesimo, alla Cresima o all’Eucaristia, dunque, non può significare accompagnare verso un appuntamento da raggiungere e poi lasciare alle spalle. Significa iniziare all’ascolto della Parola, alla celebrazione, alla preghiera, alla vita della comunità e alla testimonianza della fede, della speranza e della carità nel mondo.

Al centro dell’omelia, Mons. Maniago ha posto soprattutto la necessità di recuperare con chiarezza l’identità dell’annuncio cristiano. Il fondamento dell’iniziazione non è infatti una serie di norme o di comportamenti, ma l’incontro con una persona: Gesù Cristo.

«Prima dei sacramenti occorre annunciare Gesù Cristo», ha affermato l’Arcivescovo, mettendo in guardia dal rischio di diluire la proposta cristiana «in un vago perbenismo o in una meglio non precisata religiosità».

Non basta neppure condurre le persone alla Messa: occorre aiutarle a comprendere che cosa significhi celebrarla con Cristo e dentro la comunità cristiana.

La questione tocca direttamente anche la catechesi. Secondo Maniago, il rischio è quello di mettere il ragazzo al centro dell’intero percorso lasciando sullo sfondo proprio Cristo «creduto, celebrato, vissuto». La formazione può così trasformarsi in una trasmissione di nozioni o di indicazioni morali, perdendo la sua natura più autentica: favorire un incontro e un’esperienza di fede.

È in questo passaggio che l’Arcivescovo ha pronunciato una delle frasi più incisive della sua riflessione: «Le famiglie chiedono spesso il sacramento, ma non chiedono Gesù Cristo».

Una constatazione che non assume il tono del giudizio, ma diventa domanda pastorale per le comunità. Anche le cosiddette Prime Comunioni, ha osservato Mons. Maniago, rischiano talvolta di trasformarsi nella «festa dei fanciulli una volta nella vita», senza un legame reale e duraturo con l’Eucaristia celebrata dalla comunità cristiana.

La sfida è allora passare da una pastorale concentrata sul sacramento da ricevere a una comunità capace di accompagnare verso una vita plasmata dal sacramento.

Non si tratta di diminuire l’attenzione verso bambini e ragazzi, ma di coinvolgere maggiormente gli adulti e soprattutto le famiglie. Il cammino dei figli può diventare, infatti, una preziosa occasione per riaprire anche nei genitori domande sulla fede rimaste per molto tempo in secondo piano.

Alcune direzioni, secondo Mons. Maniago, sono ormai sufficientemente chiare. L’iniziazione deve introdurre all’intera esperienza cristiana; gli adulti devono essere coinvolti nel percorso dei ragazzi; il cammino dei figli deve diventare occasione di formazione anche per i genitori; i sacramenti, infine, devono essere ricollocati dentro un itinerario unitario che prende avvio dal Battesimo.

Il cammino sinodale ha reso ancora più urgente questa prospettiva. Il rinnovamento dell’iniziazione cristiana, infatti, non può riguardare esclusivamente la catechesi, ma deve tenere insieme tutte le dimensioni dell’esistenza credente: celebrazione, carità, preghiera e vita comunitaria.

È qui che il rapporto tra liturgia e iniziazione cristiana diventa decisivo. I riti non costituiscono un semplice rivestimento esteriore della fede, ma il luogo ecclesiale nel quale il mistero celebrato raggiunge concretamente la vita dell’uomo.

La Settimana Liturgica Nazionale si apre così non soltanto con un tema da approfondire, ma con una domanda che riguarda da vicino parrocchie, sacerdoti, diaconi, catechisti, famiglie ed educatori: come tornare a generare cristiani e non soltanto a preparare persone alla celebrazione di un sacramento?

La risposta indicata da Maniago riporta all’essenziale. Occorre ripartire da Cristo, dalla sua Parola e da comunità nelle quali ciò che viene annunciato possa essere realmente celebrato e vissuto.

Perché l’iniziazione cristiana raggiunge il suo scopo non quando termina una celebrazione, ma quando da quella celebrazione comincia una vita nuova.