Parole alla Città in occasione della Solennità di San Vitaliano

Vorrei rivolgere la parola alla Città in questa prima mia partecipazione alla festa del nostro santo Patrono con l’atteggiamento tipico del Vescovo: quello di amare la Città, di amarla con un amore propriamente evangelico e pastorale.

 

È un amore che partecipa dell’amore che Gesù stesso ha nutrito per Gerusalemme, la “sua” Città. Quello di Gesù è un amore che lo porta a guardare a Gerusalemme nei momenti di gioia, come in quelli di sofferenza. Una autentica passione di amore, che si esprime anche nel pianto di Gesù sulla Città. È il pianto di chi non si arrende di fronte ad una situazione di smarrimento e anche di povertà morale, il pianto di chi alla Città guarda con la volontà decisa e irremovibile di salvarla, a costo della vita. È, in una parola, un pianto che esprime un amore disinteressato e senza misura per la Città.

 

Quello che anch’io desidero vivere, sull’esempio di Gesù e con la forza che da lui mi viene, nei confronti della “nostra” Catanzaro è un amore che provoca una straordinaria forza interiore che aiuta a vedere la situazione che stiamo vivendo, fa parlare senza timore e con verità sulle difficoltà che dobbiamo affrontare, fa agire con determinazione e coraggio per trovare la giusta risposta che tutti aspettiamo.

 

È un amore che sento di condividere con tutti voi. Con voi desidero contribuire a ridare ai catanzaresi il senso e il gusto di “essere di Catanzaro”, sostenendo e incoraggiando il loro amore e la loro “stima” per la Città. Con voi, per questa nostra Città, invoco uomini giusti e donne giuste che si spendano in concrete relazioni costruttive di solidarietà e di nuova coesione sociale.

 

Ma tutto ciò è possibile a una condizione fondamentale: che si ritrovi un profondo “radicamento” nella Città.

 

La Città stessa ne ha bisogno: essa non può vivere senza “radici”. Senza di esse, non avrebbe alcun solido fondamento e poggerebbe su un terreno mobile. Non avrebbe alcuna garanzia di stare salda in mezzo alle continue difficoltà e alle mutevoli vicende della storia.

 

Ne abbiamo bisogno tutti, perché gli uomini e le donne che vivono nella Città si sentono stranieri in quella Città che pure abitano fisicamente, se non trovano nell’intimo suo, nel suo “cuore”, le loro radici. Tutti, nella Città, abbiamo bisogno di “sentirci a casa”! “A casa nostra”!

 

Un uomo che ha molto amato la Città, come il Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, in anni ormai lontani, pronunciava parole di grande spessore ideale, umano e sociale, che manifestano ancora oggi tutta la loro attualità e incisività.

 

Le vogliamo risentire, perché racchiudono un programma ideale e sprigionano un sostegno e un incitamento quanto mai robusti e formidabili per vivere il nostro amore alla Città, a questa nostra Catanzaro, come pure a tutte le Città e i Paesi del nostro territorio.

 

«Non è forse vero – diceva La Pira – che la persona umana si radica nella Città, come l’albero nel suolo? Essa si radica negli elementi essenziali della Città: e cioè, nel tempio, nella casa, nella officina, nella scuola, nell’ospedale… La crisi del tempo nostro può essere definita come sradicamento della persona dal contesto organico della Città. Questa crisi non potrà essere risolta che mediante un radicamento nuovo, più profondo, più organico, della persona nella Città in cui essa è nata e nella cui storia e tradizione essa è organicamente inserita… A tutti si fa chiaro che in una Città un posto deve esserci per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (l’officina), un posto per pensare (la scuola), un posto per guarire (l’ospedale). In questo quadro cittadino, perciò, i problemi politici ed economici, sociali e tecnici, culturali e religiosi della nostra epoca prendono una impostazione elementare ed umana!» (G. La Pira, Discorso al convegno fiorentino dei Sindaci delle Capitali, 1955).

 

In una Città un posto deve esserci per tutti. Oserei dire di più. Per tutti – nessuno escluso – deve esserci un “posto di onore”, da ospite di riguardo e, nello stesso tempo, da “persona di casa”. Nella Città, nessuno deve sentirsi straniero, forestiero, ospite a malapena tollerato. E questo vale per tutti: per i “deboli” come per i “forti”. Senza mai dimenticarci che ciascuno di noi, di volta in volta, può essere “forte” o “debole” a seconda dei momenti, della salute o della malattia, della ricchezza o dei rovesci di fortuna, del senso di appartenenza o dell’esclusione che avverte. Ciascuno deve poter trovare posto, il proprio posto, deve poter riconoscere, “sentire”, come abbiamo detto, le proprie “radici” nella Città in cui abita e vive.

 

Occorre, dunque, ritrovare e rinvigorire questo necessario “radicamento” per esprimere un vero amore per la nostra Catanzaro e noi chiediamo al nostro san Vitaliano di ridarci fiducia e speranza: chiediamo che per tutti ci sia possibilità di un “radicamento” reale nella Città;

 

Ma questo concreto amore per la Città ci porta a sognare insieme una Catanzaro nella quale sia possibile la convivenza. Vogliamo una Città dove “vivere” è possibile, dove il vivere produce tra le persone relazioni di conoscenza, di amicizia, di prossimità, di solidarietà; dove è possibile accorgersi dell’altro, ascoltarlo, parlargli; dove non si può morire di solitudine e di abbandono.

 

Dobbiamo sognare insieme anche una Città pensosa aperta al mondo: vero “crocevia”, luogo di relazioni, di percorsi, di scelte di uomini e donne che si sentano “cittadini del mondo” e che, proprio per questo, riconoscono tutti i loro simili come “cittadini del mondo”.

 

Sogniamo una città sempre più consapevole dei propri beni, delle proprie ricchezze naturali, storiche, culturali, umane per proiettarle verso il futuro, immaginando il nuovo con radici possenti nel suo passato.

 

Per contribuire a realizzare questo sogno, come cristiani e come Chiesa possiamo e dobbiamo sostenere la formazione di una nuova coscienza civile, una rinascita morale e una precisa e condivisa assunzione di responsabilità da parte di tutti.

 

Soprattutto, però, possiamo e dobbiamo pregare per la nostra Città, “intercedere” per la Città e per tutti coloro che la abitano.

 

Sì, come Chiesa di Catanzaro, vogliamo ricordare al Signore questa Città, come se fosse una terra “donata” a noi per esservi felici, per costruirci la nostra famiglia, per educarci i nostri figli; una terra – la Città! – nella quale ciascuno di noi vive, soffre, muore, gioisce, lavora, studia, fa politica, serve, ama.

 

Preghiamo, dunque, per la nostra Città, certi che «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode» (Salmo 127).