Mons. Maniago: «Soltanto dicendo più frequentemente noi e non io potremo davvero costruire una cultura di pace»

Sabato 21 gennaio, in occasione della 56.ma Giornata Mondiale della Pace, la comunità diocesana si è riunita con l’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago presso la parrocchia “Sant’Anna” di Catanzaro, per vivere un momento di fraternità e testimoniare che “nessuno può salvarsi da solo”.

 

Ad aprire l’incontro è stato il Sindaco di Catanzaro, il prof. Nicola Fiorita, il quale ha sottolineato come Catanzaro sia una grande città, ricca di tante realtà significative, però «non potremmo mai essere soddisfatti se non avremo migliorato la vita delle persone che vivono in tutte le zone della città, comprese le periferie». «Nessuno si salva da solo – ha continuato il Sindaco – significa anche che nessuno può salvare tutti. Gli sforzi che possiamo compiere sarebbero vani e inutili se non supportati da tutti voi. […] Non dobbiamo dimenticare mai che ciascuno può fare qualcosa per chi soffre e vi ringrazio di essere qui. Costruiamo insieme sentieri di pace, costruiamo la città che sogniamo».

 

Dopo le testimonianze che hanno arricchito questo momento di riflessione, l’Arcivescovo ha detto il suo grazie ai presenti perché insieme abbiamo fatto una bella cosa. «Questo è il senso del messaggio del Papa e noi lo abbiamo realizzato. Tutti insieme, piccoli e grandi dobbiamo costruire la pace».

 

Al termine della marcia, si è svolta la celebrazione Eucaristica, durante la quale Mons. Maniago, nella sua omelia, ha ricordato che la pace è una di quelle parole, come amore, fratellanza, che sono un contenitore grande: «hanno senso solo se sono riempite e riempite dalla nostra vita di tutti i giorni».

 

Ricordando che il Santo Padre tutti gli anni dà un messaggio per la pace «a tutti gli uomini e le donne di buona volontà sulla terra […], un messaggio che nella sua semplicità è rivolto davvero a tutti», l’Arcivescovo ha confidato che quest’anno ha voluto inviare il messaggio di papa Francesco a tutti i sindaci della Diocesi insieme agli auguri di buon anno, affinché la lettura del messaggio fosse «benaugurante» in quanto «è un invito anche un po’ ad avere fiducia. E come si può incominciare l’anno con un po’ di fiducia?” Lo si può fare ricollocando tutte le difficoltà e le sofferenze in un contesto di speranza».

 

«Adesso è il momento in cui mettiamo in gioco la nostra vita – ha continuato Mons. Maniago –. Sì, perché la pace la si riempie con la propria vita. E non soltanto con le prove, non soltanto con le nostre buone intenzioni, è una questione di cuore. Il Papa ha detto: bisogna radicare il cuore. […] E quando il Papa ci parla di cuore, non vuol dire essere vivi, non vuol dire emozioni, vuol dire vita […]. Cambiare il cuore vuol dire cambiare la vita».

 

«Dobbiamo costruire la pace – ha poi sottolineato l’Arcivescovo –. La dobbiamo costruire in famiglia, la dobbiamo costruire nelle nostre comunità […] una cultura di pace, che permette poi a un paese di essere un paese operatore di pace […].

 

Dire basta alla guerra, dire che la guerra è una follia, «ha senso se nasce dal cuore, cioè da una vita, che tutti i giorni si impegna a vivere la pace, a smorzare le guerre che ci sono nella nostra vita personale, quante volte siamo in guerra con noi stessi, nelle nostre famiglie purtroppo, nelle nostre comunità, nelle chiese, nella società in cui viviamo. Non si può costruire se non in pace, non si può costruire se non tutti insieme, lo abbiamo detto stasera. Allora è questo che dobbiamo vivere nella nostra vita di tutti i giorni: la consapevolezza che soltanto insieme, soltanto dicendo più frequentemente noi e non io potremo davvero costruire una cultura di pace».