
La vicinanza alle persone più fragili ha segnato l’ultima giornata della visita pastorale di S.E. Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, nelle comunità di Carlopoli, Castagna e Panettieri. Venerdì 16 ottobre 2026, gli incontri nelle strutture di accoglienza, tra i bambini e nelle case degli ammalati hanno preceduto la celebrazione conclusiva nella chiesa dello Spirito Santo di Castagna.
La giornata è iniziata alle ore 10:00 con la visita alla Villetta, casa di accoglienza gestita dall’associazione “Filo d’Arianna”. La struttura ospita circa quindici persone con disabilità psichiche che necessitano di assistenza e di un ambiente adeguato alle loro esigenze abitative e sanitarie.
Nel tempo, le comunità di Panettieri e Carlopoli hanno costruito con gli ospiti un rapporto di accoglienza, favorendone la partecipazione alla vita del territorio. Alcuni prendono parte ad attività culturali, come il presepe vivente di Panettieri, e frequentano la parrocchia in occasione della Messa e della Via Crucis.
Il responsabile ha accolto l’Arcivescovo esprimendo gratitudine per una presenza vissuta come incoraggiamento al servizio quotidiano della struttura. Dopo aver pregato con gli ospiti e gli operatori, Mons. Maniago ha ringraziato il personale per l’impegno, assicurando sostegno e vicinanza nella preghiera.
Tra i bambini della scuola dell’infanzia
Poi, l’Arcivescovo ha raggiunto la scuola dell’infanzia di Carlopoli. Il maltempo aveva impedito ai bambini di partecipare al precedente incontro scolastico: questa nuova tappa ha permesso di dedicare anche a loro un momento della visita.
Ad accoglierlo sono stati un canto accompagnato dai gesti dei piccoli e il saluto della maestra, che ha sottolineato il valore di un incontro inedito per la scuola. La presenza del Vescovo è stata riconosciuta come un segno di attenzione all’infanzia e al lavoro degli educatori nella comunità.
Mons. Maniago ha dialogato con i bambini usando parole semplici, parlando di Gesù e della sua presenza nella loro crescita. Prima di salutarli, ha affidato loro un piccolo gesto da portare a casa: un saluto e una carezza ai genitori, come segno della benedizione del vescovo nel nome di Gesù.
Al centro SAI, l’incoraggiamento a custodire la speranza
La mattinata è proseguita alle ore 11:15 nel centro SAI della cooperativa sociale Futura, che accoglie persone migranti, singoli e nuclei familiari, anche con esigenze sanitarie specifiche.
La struttura accompagna gli ospiti nel percorso verso l’autonomia e durante l’attesa dei documenti. Per chi presenta problemi di salute, il sostegno comprende il raccordo con i servizi competenti, secondo le necessità individuali.
L’Arcivescovo ha ascoltato le esperienze dei presenti, soffermandosi sulle difficoltà e sulle aspettative che accompagnano questa fase della loro vita. Agli ospiti e agli operatori ha rivolto un invito alla fiducia: anche quando i percorsi si allungano e l’attesa sembra pesare sul futuro, è necessario custodire la speranza e sostenersi reciprocamente.
Nelle case degli anziani e degli ammalati
Nel pomeriggio, Mons. Maniago ha visitato alcuni ammalati e anziani della parrocchia di Carlopoli. In ogni casa, l’accoglienza gioiosa ha lasciato spazio al racconto personale, alla memoria della vita parrocchiale e alla condivisione delle fatiche legate alla malattia e all’età.
Molti hanno ricordato la frequentazione della chiesa e la partecipazione alle feste della comunità, esprimendo un’appartenenza che continua anche quando le condizioni fisiche rendono difficile uscire di casa.
Gli incontri sono stati accompagnati dalla preghiera e dalla comunione eucaristica. Una particolare intenzione è stata rivolta al Santo Padre Leone XIV, unendo queste visite al cammino della Chiesa universale.
A Castagna, la Messa che conclude la visita
Alle ore 18:00, nella chiesa dello Spirito Santo di Castagna, le comunità si sono ritrovate per la celebrazione conclusiva.
Nell’omelia, l’Arcivescovo ha spiegato il significato della visita pastorale come tempo di incontro con i fedeli e con il parroco, occasione per imparare insieme a vivere meglio il Vangelo. Ha richiamato lo stile umile con cui il vescovo si avvicina alle comunità, per ricordare che il Signore è presente e accompagna il loro cammino.
Le parole del salmo responsoriale, «Beato il popolo scelto dal Signore», hanno introdotto una riflessione sull’identità delle parrocchie: comunità chiamate a riconoscere il dono ricevuto e a non svalutarlo di fronte alla piccolezza dei numeri o alle difficoltà quotidiane.
Mons. Maniago ha quindi ripreso il tema che ha guidato la visita, «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19). Ricordare il Signore significa riconoscerne la presenza e lasciare che la sua Parola raggiunga il cuore di ogni fedele e della comunità intera.
La gioia che nasce da questo incontro, ha spiegato, supera l’entusiasmo fugace di un momento: è una gioia profonda e duratura, capace di sostenere la vita.
Una pisside per ricordare l’appartenenza a un solo Corpo
Al termine della riflessione, l’Arcivescovo ha invitato i fedeli a rinnovare l’impegno di vivere il Vangelo, facendosi voce della preghiera comune: essere un popolo piccolo nell’umiltà, disposto a imparare ogni giorno e a lasciarsi guidare dalla Parola.
Ha poi chiesto una preghiera per il proprio ministero, ricordando il legame che lo unisce a ciascuna comunità.
A ogni parrocchia è stata donata una pisside, il vaso sacro destinato a custodire le ostie consacrate. Un ricordo della visita che richiama il centro della vita cristiana, l’Eucaristia, e l’unità dei fedeli, membra dell’unico Corpo di Cristo.
Prima della benedizione conclusiva, il parroco di Castagna, don Wellars, ha ringraziato Mons. Maniago a nome delle tre comunità. Ha ricordato il valore della sua presenza, degli insegnamenti e delle benedizioni ricevute, assicurando la preghiera dei fedeli attraverso l’intercessione della Madonna del Monte Carmelo, della Madonna di Corazzo, di san Giuseppe e di san Carlo Borromeo.
La visita si è così conclusa affidando alle parrocchie un impegno da proseguire nella vita quotidiana: custodire quanto condiviso e tradurlo nell’ascolto, nel servizio e nella partecipazione alla vita della comunità.

